Alessandro Allegri, AD di Ambrosetti AM SIM, ha così analizzato, nel suo commento mensile ai mercati, il delicato tema dell'inflazione USA.

"L'inizio del secondo trimestre dell'anno ha confermato l'intonazione positiva dei mercati finanziari. Oggi, con l'introduzione dei vaccini in pieno svolgimento e le autorità che si impegnano a fornire stimoli fiscali, le attese di un ritorno alla normalità e di un rilancio economico sono al centro delle motivazioni per mantenere un livello di fiducia ed una propensione al rischio alta. I dati premiano questa visione e questo atteggiamento.

La crescita globale sorprende al rialzo, ben oltre gli effettivi spazi attesi visto il semi- lockdown ancora esistente, ma la significativa domanda repressa, la forte crescita degli investimenti e lo stimolo monetario continuano a rassicurare gli investitori. Aprile consegna una crescita generalizzata a livello di azionario globale ma è soprattutto la borsa statunitense a sorprendere per consistenza; con il recupero dei titoli tecnologici (+5.4%) si riallineano infatti i risultati con gli altri mercati azionari.
Fa molto bene anche l'Inghilterra (+3.8%), l'Area Euro si ferma attorno al +1.4%, mentre il Giappone e tutta la parte asiatica faticano maggiormente a confermare il rialzo.
I segnali di un aumento dei prezzi al consumo che avevano portato negli scorsi mesi gli investitori ad abbandonare i titoli growth a favore dei settori Value sono rientrati nelle passate settimane su canoni più abituali e la distribuzione delle performance è risultata molto più uniforme.

Le divergenze tuttavia rimarranno importanti anche nei prossimi mesi; il mercato ha chiaramente identificato tre macro blocchi settoriali con caratteristiche molto ben delineate che si alterneranno nel ruolo di vincitori a secondo delle fasi di euforia o incertezza che si affronteranno da qui a fine anno.

Da un lato infatti abbiamo i finanziari e le materie prime, che beneficiano di rendimenti più elevati e di prezzi di energia e metalli in salita, dall'altro i comparti a crescita più elevata, leader indiscussi degli ultimi anni, ed infine il gruppo costituito dai settori tradizionalmente più difensivi come la sanità, i beni di prima necessità e i servizi di pubblica utilità.

Questa ripresa, orchestrata con efficacia e velocità dalle autorità monetaria, ha colto in parte di sorpresa gli investitori, sia sul lato valutario con l'alternanza di salite e discese di Dollaro ed Euro che soprattutto sul fronte obbligazionario dove sono stati rapidi e profondi i movimenti di riprezzatura delle prospettive in miglioramento.
Non possiamo dunque esimerci dal mantenere un atteggiamento attento, quasi preoccupato, soprattutto dopo un inizio d'anno così negativo. Anche se il miglioramento a livello economico era nelle carte così come le attese reflattive, il ritmo e la ripidità dei movimenti rialzisti dei rendimenti hanno certamente alzato la soglia di attenzione sul mercato.

La speculazione relativa all'*inflazione *ha raggiunto il culmine con la conclusione del primo trimestre dell'anno ed ha lasciato spazio ad una successiva normalizzazione proprio in queste ultime settimane che riporta i timori inflazionistici su soglie moderate e mostra una maggior fiducia su come le banche centrali abbiano controllo della tematica.

Sul versante monetario quindi rimane la certezza che le banche centrali nei mercati sviluppati restino accomodanti ancora per un lungo periodo, anche sulla scia dei dati sull'inflazione, valutata come moderata se contestualizzata tra la riapertura dell'economia, il miglioramento dei dati macroeconomici e l'enorme pacchetto di stimoli fiscali statunitensi.

Con gli attuali livelli di performance inizia ad essere lecito il dubbio che l'economia globale possa mostrare segni di surriscaldamento e ci possa essere un brusco risveglio dallo stato di attuale fiducia incondizionata. Tuttavia non siamo nuovi a situazioni similari.

Trovarsi ora con salite superiori al 10% da inizio anno è un pattern che abbiamo già vissuto in passato, ad esempio nell'aprile del 2019, o del 1998 o prima ancora ad aprile del 1991, tutti momenti in cui l'ampiezza del rialzo evidenziava un potenziale rischio ma che si sono trasformati in conferme di positività nei mesi successivi e per la fine dell'anno stesso.

La visione strategica positiva rimane sostenuta dalle evidenze di diversi fattori: il percorso di normalizzazione post pandemia è decisamente tangibile e non più solo una prospettiva ed il rapido progresso degli Stati Uniti e del Regno Unito nello sviluppo del piano vaccinale e l'accelerazione verso una riapertura in piena regola compensano il lento avvio nell'Unione europea che presumibilmente recupererà il terreno perso proprio in questo secondo trimestre sostenendo la crescita stimata per la conclusione dell'anno.

In tal senso le aspettative di salita degli utili vengono riviste al rialzo e la garanzia del costante sostegno alla politica economica da parte delle scelte monetarie continua a rappresentare una rete di sicurezza più che sufficiente a garantire che la ripresa prosegua senza intoppi significativi.

A tutto ciò si aggiunge il supporto su fronte fiscale, in particolare per gli Stati Uniti che potrebbero anche superare la precedente crescita tendenziale. Questo rientro verso la normalità comunque sta evidenziando molte novità ed il mondo post-pandemico potrebbe presentarsi ben diverso da quello precedente.

L'ambiente politico ed economico è già cambiato in molti modi ed il policy mix somministrabile nei prossimi anni potrebbe arrivare addirittura a rompere gli schemi pre-pandemici by-passando il problema, quasi secolare, della stagnazione economica.

L'assoluta mancanza di redditività dei cosiddetti asset "sicuri" nei portafogli sta generando un necessario e costante aumento della propensione agli investimenti che, unito con un ruolo sempre più attivo delle autorità nella stabilizzazione macroeconomica, può arrivare a creare un aumento delle aspettative di crescita definendo nuovi equilibri sul piano dello sviluppo, della produttività dei rendimenti e dei livelli inflattivi ben lontani dalle abitudini degli ultimi decenni.

Tornando ad uno scenario più immediato misuriamo come una quantità considerevole di dati economici positivi sia già presente nei mercati che dunque in parte stanno già scontando le aspettative e lo mostrano attraverso le performance positive di questo inizio di anno. Le opportunità appaiono in parte più sfumate rispetto a qualche mese fa ma per ora non misuriamo nulla di così preoccupante se non la possibilità di un po' di assestamento stagionale prima della probabile ripresa positiva di chiusura d'anno.

Viene dunque mantenuta la preferenza per gli asset più rischiosi, sensibili al ciclo economico seppur con una minor esposizione complessiva ed una forte differenziazione a livello settoriale a favore di Finanziari, Industriali, Telecomunicazioni e Consumi Ciclici".

(GD - www.ftaonline.com)