Dopo un'altra frenata per Wall Street (peggiore dei tre principali indici newyorkesi il Nasdaq deprezzatosi dell'1,83% mercoledì), ancora su timori per il diffondersi della Omicron (i mercati Usa hanno virato in negativo sulla notizia del primo caso di contagio con la nuova variante del Covid-19 registrato in California), alla riapertura degli scambi in Asia la tendenza si è fatta maggiormente contrastata. Principale spinta rialzista arriva dal mattone cinese: secondo quanto riporta Reuters tre gruppi immobiliari puntano a una raccolta complessiva di 18 miliardi di yuan (1,4 miliardi di euro) attraverso una vendita di bond che indicherebbe un allentamento sul settore da parte di Pechino. Il risultato è stato alla fine di un andamento positivo per i mercati della regione come confermato dal rialzo intorno allo 0,50% dell'indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso.

Sul fronte valutario il Bloomberg Dollar Spot Index, paniere che monitora la divisa americana nei confronti delle altre dieci principali monete, è in marginale declino ma il parallelo netto indebolimento dello yen sul biglietto verde non riesce a sostenere la performance di Tokyo: il Nikkei 225 perde infatti lo 0,65% (fa poco meglio l'indice più ampio Topix, deprezzatosi dello 0,54%). Sul fronte macroeconomico, in novembre l'indice della fiducia dei consumatori è rimasto invariato in Giappone sui 39,2 punti già registrati in ottobre (37,8 punti in settembre). Il dato rimane sotto la soglia di 50 punti che separa fiducia da pessimismo ormai dal marzo 2006.

Contrastate le piazze cinesi: lo Shanghai Shenzhen Csi 300 guadagna infatti lo 0,25% contro perdite dello 0,09% e dello 0,62% rispettivamente per Shanghai Composite e Shenzhen Composite. In positivo Hong Kong: a meno di un'ora dallo stop alle contrattazioni l'Hang Seng guadagna infatti circa lo 0,40% (fa ampiamente meglio l'Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento nell'ex colonia britannica per la Corporate China, con un rialzo intorno allo 0,90%). A Sydney è stato dello 0,15% il declino dell'S&P/ASX 200 mentre a Seoul il Kospi ha segnato un netto progresso dell'1,57% in chiusura. In novembre il tasso d'inflazione è salito in Corea del Sud al 3,7% annuo dal 3,2% di ottobre. La lettura, che si confronta con il 3,1% del consensus del Wall Street Journal, segna l'ottavo mese consecutivo sopra il 2% di target della Bank of Korea e si attesta sui massimi dal 4,2% del dicembre 2011.

(RR - www.ftaonline.com)