Dopo una seduta in declino per Wall Street (peggiore dei tre principali indici newyorkesi ancora il Dow Jones Industrial Average, deprezzatosi dello 0,34% martedì), alla riapertura degli scambi in Asia la tendenza si è fatta maggiormente contrastata ma ha virato complessivamente in positivo. Fattori contrastanti guidano i mercati: permangono i timori per l'impatto sui prezzi della crisi energetica e crescono le aspettative per l'avvio del tapering da parte della Federal Reserve. Riflettori puntati sull'avvio delle trimestrali della Corporate America (prima delle big a scendere in campo Jp Morgan Chase & Co.) ma anche su cruciali dati macroeconomici, come quello sull'inflazione Usa che sarà pubblicato in giornata. Attesi in giornata anche i verbali del meeting del Federal Open Market Committee (Fomc, la commissione della Fed che si occupa di politiche monetarie) di 21-22 settembre. Il risultato è un indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso, in progresso dello 0,30% circa.

Sul fronte valutario il Bloomberg Dollar Spot Index, paniere che monitora la divisa americana nei confronti delle altre dieci principali monete, è in marginale declino dopo avere però toccato i massimi in un anno ma il parallelo rafforzamento dello yen sul biglietto verde contribuisce a frenare Tokyo: il Nikkei 225 perde infatti lo 0,32% (fa peggio l'indice più ampio Topix, deprezzatosi dello 0,45%). Sul fronte macroeconomico, il Reuters Tankan, indice che anticipa l'omonimo sondaggio trimestrale della Bank of Japan (BoJ), è sceso in ottobre a 16 punti dai 18 punti di settembre (33 punti in agosto, quando si era attestato sui massimi dai 35 punti del gennaio 2018). In agosto gli ordinativi di macchinari industriali core sono balzati in Giappone del 17,0% annuo, in accelerazione rispetto all'11,1% precedente e sopra al 14,7% del consensus di Reuters. Su base sequenziale rettificata stagionalmente gli ordini sono però calati a sorpresa del 2,4% contro il rialzo dello 0,9% di luglio e l'incremento dell'1,7% stimato dagli economisti.

In settembre il balzo delle esportazioni dalla Cina, calcolato in dollari, è salito al 28,1% annuo, dal 25,6% di agosto e contro il 21,0% del consensus del Wall Street Journal. Le importazioni sono invece cresciute del 17,6% annuo, contro il 33,1% precedente e il 20,0% atteso dagli economisti. A meno di un'ora dal termine degli scambi Shanghai Composite e Shanghai Shenzhen Csi 300 guadagnano circa lo 0,50% e l'1,20% rispettivamente, contro un rialzo superiore all'1% anche per lo Shenzhen Composite. La piazza di Hong Kong è rimasta chiusa a causa dell'allerta per l'arrivo di un tifone. Crescita di quasi l'1% per il Kospi di Seoul mentre a Sydney è stato dello 0,11% il declino dell'S&P/ASX 200 in chiusura. Il Westpac-Melbourne Institute Index of Consumer Sentiment è calato in ottobre dell'1,5% su base mensile a 104,6 punti dai 106,2 punti precedenti. L'indice della fiducia dell'Australia è sceso dello 0,4% rispetto all'ottobre 2020.

(RR - www.ftaonline.com)