Dopo un inizio d'ottava in deciso recupero per Wall Street (migliore dei tre principali indici newyorkesi il Dow Jones Industrial Average, apprezzatosi dell'1,87% lunedì), alla riapertura degli scambi sui mercati asiatici la tendenza in positivo è stata confermata in scia alle positive notizie in arrivo sul fronte della pandemia. Le prime rilevazioni in Sudafrica, Paese da cui è emersa la Omicron, mostrano che la nuova variante del Covid-19 per quanto maggiormente infettiva causerebbe un tasso di ospedalizzazione inferiore alle precedenti. Intanto continua il rallentamento di Pechino: in novembre il rimbalzo delle esportazioni dalla Cina è infatti calato ulteriormente al 22,0% annuo dal 27,1% di ottobre (28,1% in settembre), comunque sopra al 16,1% del consensus del Wall Street Journal. La tendenza in positivo viene confermata dal rialzo ampiamente superiore all'1% dell'indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso.

Sul fronte valutario il Bloomberg Dollar Spot Index, paniere che monitora la divisa americana nei confronti delle altre dieci principali monete, è in moderato ribasso ma il parallelo indebolimento dello yen sul biglietto verde contribuisce a sostenere la performance di Tokyo: il Nikkei 225 guadagna un netto 1,89% (fa anche meglio l'indice più ampio Topix, apprezzatosi del 2,17%). Sul fronte macroeconomico, in ottobre la spesa delle famiglie è scesa in Giappone dello 0,6% annuo, in miglioramento comunque rispetto al declino dell'1,9% di settembre e in linea con il consensus di Reuters. L'indice anticipatore del Sol Levante è invece salito in ottobre a 102,1 punti dai 100,2 punti della lettura finale di settembre, restando per l'ottavo mese consecutivo sopra la soglia di 100 punti.

La PboC taglierà di 50 punti base i requisiti in termini di riserve di liquidità per gli istituti di credito del Paese. La misura, effettiva dal prossimo 15 dicembre, porterà il ratio per i colossi bancari all'11,50% dal 12,00% attuale, liberando complessivamente 1.200 miliardi di yuan (pari a quasi 170 miliardi di euro) di liquidità per le banche cinesi. Shanghai Composite e Shanghai Shenzhen Csi 300 segnano progressi dello 0,16% e dello 0,60% rispettivamente, contro però un declino dello 0,72% per lo Shenzhen Composite. Molto bene Hong Kong: a meno di un'ora dallo stop alle contrattazioni l'Hang Seng è infatti in crescita di circa il 2,50% (fa anche meglio l'Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento nell'ex colonia britannica per la Corporate China, con un rialzo di quasi il 3%). Guadagno dello 0,62% per il Kospi di Seoul, mentre a Sydney l'S&P/ASX 200 si è apprezzato dello 0,95% in chiusura.

(RR - www.ftaonline.com)