Dopo una seduta di stop per Wall Street, rimasta chiusa lunedì per la celebrazione del Martin Luther King Day, la nuova seduta è complessivamente in negativo per i mercati dell'Asia mentre i rendimenti sugli U.S. Treasury biennali hanno superato l'1% per la prima volta in due anni, con gli investitori sempre più convinti che il ritorno a una politica monetaria restrittiva avverrà già con il meeting del Federal Open Market Committee (Fomc, la commissione della Federal Reserve che si occupa di politiche monetarie) di 14-15 marzo. Intanto la Bank of Japan (BoJ) ha peggiorato dal 3,4% al 2,8% la stima di crescita del Pil nell'attuale esercizio (in chiusura il prossimo 31 marzo). Alzata invece dal 2,9% al 3,8% la previsione di espansione dell'economia del Giappone nell'anno fiscale 2022 (rivista al ribasso dall'1,3% all'1,1% quella per il 2023). Il clima negativo è confermato dalla perdita intorno allo 0,50% dell'indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso.

Sul fronte valutario il Bloomberg Dollar Spot Index, paniere che monitora la divisa americana nei confronti delle altre dieci principali monete, è poco mosso ma il parallelo indebolimento di circa lo 0,20% dello yen sul biglietto verde non riesce a sostenere la piazza di Tokyo: il Nikkei 225 perde infatti lo 0,27% (fa peggio l'indice più ampio Topix, deprezzatosi dello 0,42%). Sul fronte macroeconomico, in novembre la produzione industriale è salita in Giappone del 5,1% annuo, dopo il declino del 4,1% di ottobre e contro il rialzo del 5,4% della lettura preliminare diffusa a fine dicembre. Su base mensile, rettificata stagionalmente, la produzione industriale è invece rimbalzata del 7,0% contro il precedente progresso dell'1,8% e l'incremento del 7,2% del dato flash.

Particolarmente contrastate le piazze cinesi. Shanghai Composite e Shanghai Shenzhen Csi 300 guadagnano infatti lo 0,80% e lo 0,97% rispettivamente, contro il declino dello 0,33% dello Shenzhen Composite. In arretramento anche Hong Kong: a meno di un'ora dallo stop alle contrattazioni l'Hang Seng perde infatti circa lo 0,70% (fa poco meglio l'Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento nell'ex colonia britannica per la Corporate China, con una flessione intorno allo 0,50%). Ribasso dello 0,89% per il Kospi di Seoul, mentre a Sydney si è limitata allo 0,11% la contrazione dell'S&P/ASX 200 in chiusura.

(RR - www.ftaonline.com)