Dopo una chiusura d'ottava in netta frenata (peggiore dei tre principali indici newyorkesi il Nasdaq, deprezzatosi dell'1,92% venerdì), la tendenza si è fatta più contrastata con l'inizio della nuova settimana in Asia, anche se alla fine è rimasta complessivamente in negativo. Se a Wall Street principale fattore ribassista era stato il deludente dato sui nuovi posti di lavoro in Usa (210.000 in novembre contro i 550.000 del consensus di Reuters), in Asia protagonista, in negativo, torna a essere il mattone di Pechino. Le autorità faticano a rassicurare gli investitori dopo che il colosso China Evergrande ha dichiarato che potrebbe rimanere senza soldi per "adempiere ai suoi obblighi finanziari" mentre lotta per rispettare le pressioni per abbattere il suo colossale indebitamento. Il clima alla fine decisamente negativo viene confermato dal calo superiore all'1% dell'indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso.

Sul fronte valutario il Bloomberg Dollar Spot Index, paniere che monitora la divisa americana nei confronti delle altre dieci principali monete, è in moderato rialzo ma il parallelo indebolimento dello yen sul biglietto verde non riesce a sostenere la performance di Tokyo: il Nikkei 225 perde infatti lo 0,36% (ha fatto peggio l'indice più ampio Topix, deprezzatosi dello 0,53%). Tra i singoli titoli da segnalare il crollo dell'8,20% di SoftBank Group, in scia a una serie di cattive notizie per la conglomerata nipponica a partire dal fatto che la U.S. Federal Trade Commission (Ftc) si è detta pronta a bloccare la vendita di Arm per 40 miliardi di dollari a Nvidia. A deprimere i corsi ha contribuito il crollo del 22,18% registrato venerdì al Nyse da Didi Global, dopo che il colosso del settore delle app per il noleggio di vetture con autista, partecipato dal Vision Fund di SoftBank, ha annunciato il delisting da Wall Street.

Nei primi nove mesi del 2021 la produzione di acciaio grezzo è cresciuta in Cina del 2% annuo a 805,89 milioni di tonnellate. Le esportazioni di acciaio sono invece balzate nei primi tre trimestri dell'anno del 31,3% a 53,02 milioni di tonnellate, contro il crollo del 28,9% annuo per l'import a 10,72 milioni di tonnellate. Azzerano gli iniziali guadagni Shanghai Composite e Shanghai Shenzhen Csi 300, che alla fine perdono lo 0,50% e lo 0,17% rispettivamente, contro il netto declino dell'1,22% dello Shenzhen Composite. Male Hong Kong: a meno di un'ora dallo stop alle contrattazioni l'Hang Seng è infatti in arretramento di circa l'1,70% (fa anche peggio l'Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento nell'ex colonia britannica per la Corporate China, con un ribasso superiore al 2%). Crescita dello 0,17% per il Kospi di Seoul, mentre a Sydney l'S&P/ASX 200 limita allo 0,05% il suo guadagno.

(RR - www.ftaonline.com)