Dopo un'altra decisa frenata per Wall Street (peggiore dei tre principali indici newyorkesi l'S&P 500 deprezzatosi dell'1,90% martedì), ancora sui timori per il diffondersi della Omicron, alla riapertura degli scambi in Asia la tendenza ha virato in positivo, con gli investitori che sembrano avere metabolizzato l'impatto della nuova variante del Covid-19, a fronte per altro di indicazioni in parte rassicuranti sui suoi effetti. A deprimere i corsi a Wall Street avevano per altro contribuito le parole del chairman della Federal Reserve Jerome Powell che ha di fatto ammesso il carattere tutt'altro che temporaneo dell'impennata dell'inflazione e soprattutto ha anticipato un'accelerata nel tapering da parte dell'istituto centrale di Washington. A fronte di un recupero dei corsi del greggio, il risultato è stato un rialzo ampiamente superiore all'1% per l'indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso.

Sul fronte valutario il Bloomberg Dollar Spot Index, paniere che monitora la divisa americana nei confronti delle altre dieci principali monete, è poco mosso ma il parallelo netto indebolimento dello yen sul biglietto verde contribuisce a sostenere la performance di Tokyo: il Nikkei 225 guadagna infatti lo 0,41% (andamento sostanzialmente uguale per l'indice più ampio Topix, apprezzatosi dello 0,44%). Sul fronte macroeconomico, l'indice Pmi Jibun Bank del Giappone stilato da Markit è cresciuto in novembre a 54,5 punti dai 53,2 punti di ottobre (51,5 punti in settembre), contro i 54,2 punti della lettura preliminare. L'indice si attesta sui massimi dai 54,8 punti del gennaio 2018 e rimane sopra la soglia di 50 punti che separa crescita da contrazione per il decimo mese consecutivo (dopo una striscia negativa durata 22 mesi).

Frenata invece per l'attività manifatturiera di Pechino. L'indice Pmi della Cina elaborato da Markit/Caixin è infatti sceso in novembre a 49,9 punti dai 50,6 punti di ottobre, scivolando per la prima volta dall'aprile 2020 sotto la soglia di 50 punti. Il consensus di Reuters era per un declino limitato a 50,5 punti. In positivo le piazze cinesi: Shanghai Composite e Shanghai Shenzhen Csi 300 guadagnano infatti lo 0,36% e lo 0,24% rispettivamente, contro un progresso dello 0,19% per lo Shenzhen Composite. Bene Hong Kong: a meno di un'ora dallo stop alle contrattazioni l'Hang Seng si muove infatti intorno a un rialzo dell'1% (e la performance è sostanzialmente uguale per l'Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento nell'ex colonia britannica per la Corporate China). Netto apprezzamento del 2,14% per il Kospi di Seoul, mentre a Sydney è stato dello 0,28% il declino di un S&P/ASX 200 in controtendenza.

(RR - www.ftaonline.com)