Le azioni italiane sottovalutate: ecco quali sono

Le azioni italiane sono ancora sottovalutate ed hanno una buona prospettiva di crescita per il futuro in cui investire.

Le azioni italiane italiane sono sottovalutate

La borsa italiana ha ancora un ampio margine di recupero ed il debito italiano è meno rischioso che in passato. In questo contesto, emergono alcuni titoli azionari italiani, ancora fortemente sottovalutati, con ampie possibilità di recupero e crescita su cui è possibile investire con livelli di rischi medio bassi assimilabili ai rischi dei BTP.

La borsa italiana

Il 2023 è stato un anno positivo per la orsa di Milano, i cui risultati sono in media migliori rispetto al resto d'Europa, più precisamente a novembre 2023 piazza affari ha registrato, tra alti e bassi susseguiti nel corso dell'anno, un rialzo del 20% circa rispetto a gennaio 2023. Un risultato invidiabile se paragonato al rialzo del 5% misurato sull'indice Stoxx 600.

Nonostante ciò, la borsa italiana è l'unica tra le grandi economie dei paesi sviluppati, ancora indietro rispetto ai livelli pre-crisi finanziaria quando l'indice FTSE Mib si muoveva nell'ordine dei 40.000 punti base o contro i circa 29.000 punti attuali.

Andando ancora a ritroso anche i livelli pre-crisi risultano indeboliti rispetto al pre bolla di Internet quando l'indice FTSE MIB sfiorava i 50.000 punti base.

Uno dei comparti più incisivi sulle performance a lungo termine della borsa italiana è rappresentato dal settore bancario, un settore fortemente indebolito dalla crisi del 2008 inaugurato dalla banca d'investimento statunitense default di Lehman Brothers, dalla crisi del debito sovrano e dalla mole di titoli di stato italiani presenti sul mercato.

Il rating dell'Italia

Il debito italiano incide sulla borsa italiana meno che in passato, questo grazie alle valutazioni rassicuranti effettuate dalle varie agenzie di rating tra ottobre e novembre 2023. L'ultima valutazione, arrivata da Moody's il 17 novembre 2023 ha visto una rivalutazione dell'outlook da negativo a stabile, in linea con le valutazioni già espresse dalle altre agenzie di rating tra cui Fitch e S&P che nelle settimane precedenti la valutazione di Moody's avevano confermato il giudizio sul debito italiano espresso ad inizio anno.

L'appeal delle aziende italiane

Il mercato azionario italiano e le banche italiane tuttavia, erano preparate a scenari ben peggiori e, secondo le stime, sarebbero state in grado di affrontare con successo anche valutazioni maggiormente severe e di carattere negativo.

Più precisamente, se si fosse verificato un downgrade da parte di Moody's, ovvero, se l'agenzia di rating Moody's avesse valutato negativamente il debito italiano, portando i titoli italiani al livello di titoli spazzatura, ci si sarebbe aspettati un innalzamento dello spread tra BTP e Bund Tedeschi dai 180-190 punti base delle settimane precedenti, ad una più rischiosa area 250 punti base.

La valutazione di Moody's tuttavia è stata positiva, permettendo allo spread tra BTP e Bund tedeschi di calare fino a 175 punti base.

Un risultato nettamente migliore rispetto alle attese, che si riflette positivamente sul mercato azionario, un mercato che, per gli analisti, non avrebbe avuto troppo da temere anche in caso di scenari più negativi.

Detto più semplicemente, per molti analisti l'appeal delle aziende italiane il cui rapporto tra prezzi e utili, è ancora scontato di circa il 50% rispetto all'azionario globale, ai massimi dal 1988. Questa proiezione si basa sui dati analizzati ed elaborati da Reuters.

Sulla base di questi dati, è possibile effettuare valutazioni e stime sul price/earning a 12 mesi che permettono di individuare eventuali azioni sopravalutate o sottovalutate, in relazione a quanto accaduto nel 1988.

In quell'anno piazza affari toccò il picco di un periodo crescente durato 5 anni grazie al quale la capitalizzazione delle aziende quotate in borsa in Italia fu più che quintuplicata grazie ad una serie di fattori tra cui l'abbattimento dell'inflazione che nel 98 passò dal picco del 20% a poco più del 4%, e un accelerazione dell'economia italiana che consentì al PIL dell'Italia di sorpassare quello britannico raggiungendo così il 4 posto nella classifica del PIL a livello globale. Secondo solo ad USA, Giappone e Germania Occidentale.

Altro fattore che spinse sull'acceleratore della finanza italiana all'epoca fu l'arrivo, nel 1984, dei fondi comuni di investimento, grazie ai quali, gli investimenti azionari si aprirono alla grande massa di risparmiatori italiani.

Il macigno del debito pubblico

La finanza italiana è fortemente rallentata, rispetto al resto d'Europa a causa del mastodontico debito pubblico da oltre 2mila miliardi di euro. All'inizio degli anni 90, il mancato pagamento di alcune scadenza dell'EFIM, di un gruppo di stato, portò i mercati a ritenere che l'Italia non fosse in grado di ripagare i propri BTP, dando inizio ad una parabola discendente che portò ad una svalutazione della lira di oltre il 30%.

L'economia italiana fu attraversata negli anni successivi da nuove crisi, come quella intercorsa tra il 1992 e il 1995 da cui riuscì ad uscire con l'adesione all'euro, che offrì uno scudo all'Italia nei successivi 15 anni. Lo scudo tuttavia si infranse nel 2011 con l'avvento della crisi del debito sovrano europeo, i cui effetti sopravvivono ancora oggi.

Nel 2011 le banche italiane furono duramente colpite dalla crisi, ma da allora sono state messe in piedi numerose strategie difensive tali per cui oggi il settore bancario è nella condizione di poter resistere meglio a scossoni della finanza globale. All'inizio del 2023 ad esempio, il fallimento di alcune grandi banche internazionali, tra cui la svizzera Credit Suisse, ha impattato in modo solo marginale sulla stabilità delle banche italiane.

Oggi le banche italiane, a seguito di una lunga e complessa operazione di pulizia, sono tornate redditizie, molto redditizie, ed hanno sviluppato un significativo cuscinetto di riserve che ha permesso loro di superare indenni anche l'imponente tassa sugli extraprofitti e, nel solo terzo trimestre del 2023 hanno raddoppiato i propri utili fino a raggiungere gli oltre 16,5 miliardi di euro.

Titoli di stato esposti a turbolenze

Secondo quanto rivelato da Reuters, le azioni delle banche italiane, a differenza dei BTP, non sono più vulnerabili come in passato alle turbolenze dei mercato, sono inoltre fortemente scontate rispetto ad azioni analoghe di altri paesi.

L'insieme di questi fattori crea un'opportunità di acquisto, nel contesto di un panorama azionario globale, dominato da numerose incognite, e più in generale, sposta la lente degli investitori sui rischi di una corsa ai titoli di stato su scala globale.

Per rendere più chiara e semplice l'osservazione, la Cina detiene oltre 6000 miliardi di dollari in Treasury USA e la LCBC, unica banca cinese autorizzata ad operare sul mercato del debito statunitense, è stata di recente oggetto di un attacco Ransomware il cui eco è arrivato fino a Londra.

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