La break-up fee da 1 miliardo di dollari non basterebbe se Elon Musk decidesse di fare dietrofront nell'Opa da 44 miliardi su Twitter. Il numero uno di Tesla settimana scorsa ha messo in stand-by l'operazione, "in attesa di dettagli a supporto del calcolo che gli account falsi o di spam rappresentino effettivamente meno del 5% degli utenti". Il risultato è stato un tracollo del 9,69% per Twitter venerdì al Nyse. Secondo un avvocato esperto di M&A, citato dalla Cnbc, la break-up fee viene applicata quando esiste un motivo esterno per cui un accordo non si chiude, come problemi regolatori o di finanziamento attribuili a terzi. Un acquirente può ritirarsi se c'è una frode, supponendo che la scoperta di informazioni errate abbia un cosiddetto "effetto negativo sostanziale". Se Musk dovesse fare dietrofront semplicemente perché ritiene di dovere pagare in eccesso, Twitter potrebbe citarlo in giudizio per miliardi di danni oltre a riscuotere la break-up fee. Ed è già successo in precedenza, come nel caso di Tiffany & Co. contro Lvmh Moët Hennessy Louis Vuitton nel 2020. Musk, intanto, ha dichiarato sabato che il team legale di Twitter lo ha già accusato di violazione dell'accordo di non divulgazione da lui firmato. La violazione si riferisce al fatto che Musk abbia reso noto che il calcolo della percentuale di fake account viene realizzato su campioni di 100 utenti.

(RR - www.ftaonline.com)