Nel giro di poche settimane, numerose personalità di spicco del governo Johnson hanno rassegnato le proprie dimissioni, ed infine, a chiudere il cerchio, l’annuncio della fine dell’esecutivo con l'uscita dalla scena del premier britannico Boris Johnson.

Una notizia che non giunge inaspettata, ma che ha comunque il suo impatto sulla società, la politica e la finanza, nel Regno Unito e di riflesso anche sull’Europa.

I vari leader dell’Unione Europea, e non solo, hanno reagito in maniera diversa all’annuncio dello scorso 7 luglio, e tra le diverse voci “entusiaste” della fine dell’esecutivo, quella forse più d’impatto è stata quella del leader russo Vladimir Putin, che augura agli inglesi un primo ministro più “competente” dell’uscente, principalmente per via della linea dura assunta dal governo britannico nei confronti della Russia negli ultimi mesi.

Al di là dei vari risvolti politici tuttavia, ciò che mi preme osservare sono gli effetti economici e finanziari delle dimissioni di Boris Johnson, effetti che, come anticipato, interessano principalmente il Regno unito, e di riflesso l’Europa, ma non solo.

L'effetto delle dimissioni di Johnson sul cambio della sterlina

Il primo, e più visibile effetto della notizia relativa alle dimissioni del premier britannico ha colpito direttamente la Sterlina, ha visto un forte incremento iniziale, precedente l’effettivo annuncio di Boris Johnson.

La notizia è trapelata nella notte tra il 6 e 7 luglio e all’apertura dei mercati, la mattina del 7, la sterlina ha visto un forte slancio in avanti, che si è assestata con un cambio, rispetto all'euro e al dollaro, pari ad 1,20 da un iniziale 1.16 registrato il 5 luglio.

Significativo anche l’impatto indiretto sull’euro, che ha visto un'ulteriore perdita di posizione rispetto al dollaro, seguendo un trend iniziato già da diversi mesi, che ha portato il cambio da 1:1.0450 del 5 luglio, ad 1:1.018 del 7 luglio, posizione che al momento sembra essersi stabilizzata nonostante qualche lieve oscillazione intraday.

I risvolti sulle borse europee

Come per i cambi, anche le varie borse mondiali, in particolare la borsa di Londra e le principali borse europee, hanno risentito dell'uscita di scena del premier britannico.

E a proposito di borse europee, sono particolarmente interessanti le parole di Azad Zangana, Senior European Economist and Strategist di Schroders, secondo il quale, le dimissioni di Boris Johnson, daranno il via ad una lotta interna al partito conservatore che dovrà dividersi la pesante e controversa eredità di Johnson che vede sulla bilancia da un lato gli effetti “positivi” della sua politica fiscale che, nel breve periodo ha favorito la crescita, a discapito di inflazione e debito pubblico che sono significativamente aumentati in questi ultimi anni.

Di riflesso, le borse europee, da Parigi a Milano, passando per Francoforte e Madrid, hanno reagito positivamente all’annuncio delle dimissioni di Johnson. Nell’ordine, Piazza Affari ha guadagnato un corposo 2%, recuperando una perdita del 3% di Martedì 5 luglio. Anche Francorforte chiude in positivo, con una crescita dell’1.5% mentre Parigi chiude in positivo del 1.6%.

Facciamo il quadro della situazione

In linea di massima questa era la situazione dei mercati europei alla vigilia del Weekend. Situazione pressoché invariata, soprattutto per quanto riguarda i cambi tra Euro, dollaro e Sterlina, alla riapertura dei mercati alle prime luci di Lunedì 11. Per quanto riguarda l’andamento dei mercati invece, bisognerà attendere.