Eni annuncia di avere preso parte al recente round funding di CFS (Commonwealth Fusion Systems), la società spin-out del Massachusetts Institute of Technology, di cui Eni è già il maggiore azionista.

CFS ha raccolto dal mercato complessivamente oltre $1,8 miliardi mentre lavora per raggiungere l'obiettivo di immettere nella rete energia da fusione a confinamento magnetico entro i primi anni del 2030.

Eni è stata la prima società energetica a credere e investire in questa tecnologia in grado di dare un contributo davvero importante alla transizione energetica. Per Eni la fusione a confinamento magnetico occupa un ruolo centrale tra le tecnologie per la decarbonizzazione in quanto potrà in prospettiva consentire all'umanità di disporre di energia virtualmente inesauribile e senza alcuna emissione di CO2, cambiando per sempre il paradigma della generazione energetica.

La strada intrapresa da Eni con CFS è caratterizzata da un approccio pragmatico e progressivo finalizzato a ottenere l'applicazione industriale della tecnologia della fusione a confinamento magnetico. Un percorso concreto, che ha compiuto un avanzamento fondamentale lo scorso settembre con il successo del test su un magnete con tecnologia superconduttiva HTS (HighTemperature Superconductors), il magnete più potente del suo genere al mondo, aprendo la strada al raggiungimento dell'energia netta dalla fusione in un futuro impianto dimostrativo.

L'Amministratore Delegato di Eni, Claudio Descalzi, ha dichiarato: "Fin dal primo momento abbiamo creduto fortemente in questa tecnologia che rappresenta una svolta nel percorso di decarbonizzazione. La fusione a confinamento magnetico può contribuire ad accelerare significativamente il ritmo con cui il mondo riduce le proprie emissioni di anidride carbonica. Negli ultimi anni abbiamo collaborato intensamente con il team di CFS perché abbiamo riconosciuto nel loro lavoro una tecnologia in grado di trasformare il panorama energetico. Grazie a queste svolte tecnologiche, un impianto commerciale per la produzione di energia da fusione sarà presto a portata di mano. Siamo orgogliosi di supportare l'azienda con nuovi significativi investimenti, insieme alla gestione dei progetti e alle competenze ingegneristiche per trasformare questa prospettiva in realtà".

CFS ha confermato che grazie al finanziamento sarà possibile costruire e mettere in esercizio SPARC, il primo impianto al mondo per la fusione che dimostrerà la produzione netta di energia. Inoltre, l'operazione consentirà a CFS di accelerare e derischiare il programma lavori per ARC, la prima centrale commerciale capace di immettere energia da fusione nella rete elettrica.

La tabella di marcia di CFS prevede il completamento e la verifica del funzionamento di SPARC entro il 2025 e l'avvio di ARC entro i primi anni del 2030.

(RV - www.ftaonline.com)