Future Eurostoxx 50 sulla parità in avvio. Il future quota 4360 punti, in calo dello 0,1% circa. Dopo una chiusura d'ottava in recupero per Wall Street (migliore dei tre principali indici newyorkesi il Nasdaq, apprezzatosi dell'1,00% venerdì), la tendenza è diventata maggiormente contrastata con l'inizio della nuova settimana sui mercati dell'Europa, in scia ai molti dati macroeconomici in arrivo da Tokyo e Pechino. Il Pil del Giappone è calato del 3,0% annuo nel terzo trimestre 2021, dopo il rialzo dell'1,5% della lettura finale del secondo e contro il declino dello 0,8% del consensus di Reuters. Su base sequenziale l'economia nipponica ha segnato invece una contrazione dello 0,8% contro il precedente incremento dello 0,4% e il ribasso dello 0,5% stimato dagli economisti. Risultato negativo arrivato nonostante l'Olimpiade di Tokyo che avrebbe dovuto, in teoria, sostenere l'economia del Sol Levante. Attenzione però, il dato è negativo ma i mercati potrebbero darne una lettura positiva dal momento che la perdita di spinta dell'economia potrebbe favorire il via libera all'arrivo di nuovi stimoli da parte del nuovo governo, con la legge di bilancio che verrà presentata dal premier Fumio Kishida questa settimana. Questo è probabilmente il motivo per cui il Nikkei non sembra avere risentito del dato sul Pil. Sempre in Giappone, a settembre la produzione industriale è calata in Giappone del 2,3% annuo, dopo il rimbalzo dell'8,8% di agosto ma in linea con la lettura preliminare diffusa a fine ottobre. Su base mensile, rettificata stagionalmente, la produzione industriale è invece crollata del 5,4% dopo il precedente declino del 3,6% (anche in questo caso in linea con il dato flash). Secondo quanto comunicato dall'Ufficio di Gabinetto nipponico, le spese in conto capitale delle aziende del Giappone sono calate del 3,8% sequenziale nel terzo trimestre 2021, contro il precedente ribasso del 2,2% (1,3% il declino dei primi tre mesi dell'anno) e la flessione dello 0,6% stimata dagli economisti. Di segno opposto invece la produzione in Cina. In ottobre la produzione industriale è infatti salita in Cina del 3,5% annuo, in accelerazione rispetto al 3,1% di settembre e sopra al progresso del 3,0% del consensus di Reuters. Nel periodo tra gennaio e ottobre la produzione è salita "solo" del 10,9%, un tasso inferiore rispetto al +11,8% della precedente rilevazione. Le vendite al dettaglio, un indicatore chiave del consumo, sono invece cresciute del 4,9% annuo, contro il 4,4% di settembre e il 3,5% stimato dagli economisti. Nel mese precedente era stata registrata una crescita del 4,4%. Dall'inizio dell'anno il dato è in crescita del 14,9% rispetto al +16,37% riportato tra gennaio e settembre. A sostenere l'economia ci pensa la banca centrale della Cinam che questa notte è intervenuta con un'iniezione di liquidità da record, mille miliardi di yuan, circa 157 miliardi di dollari. Ad ottobre gli investimenti in asset fissi (escluso il settore rurale) sono saliti del 6,1%, su base annua, meno del +6,2% atteso dal consensus di Reuters e contro il precedente aumento del 7,3% (e all'8,9% di agosto). Il portavoce dell'Ufficio nazionale di statistica e Direttore del Dipartimento di statistica generale dell'economia nazionale, Fu Linghui, comunicato che il mercato immobiliare, nonostante a settembre si sia registrato un secondo calo dei prezzi medi delle abitazioni, rimane stabile. I prezzi delle nuove case in Cina hanno rallentato a ottobre, la crescita su base annua è stata del +3,4%, in frenata da +3,8% di settembre. Si tratta del dato più debole da gennaio 2016, solo 13 città sulle 70 della statistica hanno indicato prezzi in rialzo (erano state 27 a settembre). Il tasso di disoccupazione è rimasto invariato al 4,9%. Bene anche negli Usa il mercato del lavoro, venerdì l'indagine JOLTS (Job Openings and Labor Turnover Survey) aveva segnalato che le posizioni lavorative ricercate dai datori di lavoro a settembre si sono attestate a 10,438 milioni, inferiori ai 10,629 milioni di agosto (rivisto da 10,439 milioni unità) ma superiori ai 10,300 milioni attesi dagli economisti. Preoccupa invece la stima preliminare di novembre dell'indice di fiducia dei consumatori statunitensi, calcolato dall'Università del Michigan e da Reuters, che si attesta a 66,8 punti, risultando inferiore alle previsioni degli addetti ai lavori, pari a 72,4 punti, e alla lettura precedente, pari a 71,4 punti. Male anche l'indice sulle aspettative future, sceso a 62,8 punti da 67,9 precedenti (attese 70 punti). A pesare sulla fiducia sono soprattutto le spinte inflazionistiche, evidenti sia negli Usa sia in Europa. In Germania l'Ufficio di Statistica Destatis ha comunicato che l'Indice dei Prezzi all'Ingrosso (Wholesale Price Index) nel mese di ottobre è cresciuto del'1,6% rispetto a settembre (dal +0,8% precedente). Rispetto a ottobre 2020 i prezzi sono cresciuti del 15,2%, in rialzo dal tasso di variazione annuo di settembre del 13,2%. La situazione dei prezzi è tesa anche in Spagna, dove l'istituto di statistica INE ha annunciato che in ottobre l'indice dei prezzi al consumo è aumentato dell'1,8% su base mensile (consensus +2%) dal +0,8% precedente. Rispetto allo stesso periodo del 2020 l'indice è cresciuto del 5,4% inferiore alle attese (+5,5%) dal +4% della lettura precedente. L'indice armonizzato dei prezzi al consumo (HICP) è aumentato dell'1,6% rispetto a settembre, ed è cresciuto del 5,4% su base annua. Il petrolio potrebbe flettere, durante il weed end infatti il capogruppo del Partito Democratico al Senato USA, Chuck Schumer, si sarebbe rivolto alla Casa Bianca per chiedere di considerare l'utilizzo delle scorte strategiche di greggio e distillati per calmierare il prezzo del carburante che sta pesando drammaticamente sui costi delle famiglie. L'Eurostoxx 50 future ha inviato un segnale di forza il 3 novembre quando ha superato il lato alto del canale crescente disegnato dal minimo del 19 luglio, ora supporto a 4300 punti circa. Fino a che i prezzi rimarranno al di sopra di questa linea le attese saranno in favore del proseguimento del rialzo. La proiezione della ampiezza del canale dal punto di rottura, metodo canonico per il calcolo degli obiettivi, fornisce un target a 4700 punti circa. Resistenza intermedia a 4500 punti. Flessioni fino in area 4300, anticipate dalla violazione di 4314 (minimo del 10 novembre) non metterebbero in discussione i recenti segnali di forza. Sotto quei livelli invece probabile un calo fino a 4250, poi fino a 4200, area di transito della media esponenziale a 100 giorni.

(AM - www.ftaonline.com)