Gli indici Usa ignorano il Covid e premiano il quadro macro

A fronte dei buoni dati macroeconomici in arrivo dagli Usa, che si accompagnano al deciso progresso nel programma di vaccinazione contro il Covid-19 (quasi la metà degli adulti ha ricevuto almeno una dose in Usa e circa il 30% anche il richiamo), la situazione della pandemia in Asia continua a preoccupare. In Giappone, Paese in cui invece le vaccinazioni per il pubblico sono appena partite, comincia addirittura a farsi strada la possibilità di cancellare i Giochi Olimpici di Tokyo (già rinviati lo scorso anno per la pandemia), il cui inizio è previsto per il 23 luglio.

L'India venerdì ha registrato, secondo i dati resi noti dal ministero alla Sanità, un nuovo record di infezioni da Covid-19 in 24 ore, con 217.353 positivi. Il totale dei vaccinati intanto sale a 117milioni.

Sul fronte della pandemia il ceo di Pfizer nel corso di un evento pubblico ha dichiarato che per alcuni soggetti sarà necessaria una terza dose di vaccino e che nei prossimi anni saranno necessari richiami ogni dodici mesi circa per fare fronte alle varianti e alle possibili mutazioni del virus.

Ma gli occhi dei mercati restano puntati sul quadro macroeconomico statunitense, in costante miglioramento.

Negli Usa le vendite al dettaglio di marzo sono cresciute del +9,8%, sopra le attese di un +5,8% e al dato precedente di un -3%.

Le nuove richieste di sussidi di disoccupazione sono risultate di 576mila unità, decisamente meglio delle attese di 700mila e del dato precedente pari a 769mila unità.

L'indice della Fed di Filadelfia ad aprile si è attestato a 50,2 punti battendo le attese di 41,5 punti.

L'indice Empire Manufacturing ad aprile è cresciuto a 26,3 punti dai 17,4 punti di marzo e con attese di 20 punti.

La Federal Reserve ha reso noto che nel mese di marzo la Produzione Industriale ha evidenziato un incremento dell'1,4% rispetto al mese precedente. Il dato è risultato inferiore alle aspettative (+2,8%) ma superiore al -2,6% della rilevazione precedente. Il tasso di utilizzo della capacita' produttiva si e' attestato al 74,4% da 73,4% precedente, risultando inferiore alle attese (75,7%).

A febbraio le scorte all'ingrosso hanno fatto segnare una variazione positiva dello 0,5% risultando pari alle attese ma superiore alla rilevazione precedente, pari a +0,4%.

La stima preliminare di aprile dell'indice di fiducia dei consumatori statunitensi, calcolato dall'Università del Michigan e da Reuters, si attesta a 86,5 punti, risultando inferiore alle previsioni degli addetti ai lavori, pari a 89,6 punti, ma superiore alla lettura precedente, pari a 84,9 punti. L'indice sulle aspettative future è rimasto fermo a 79,7 punti precedenti (attese 83,6 punti).

Sempre negli Usa i permessi edilizi di marzo sono saliti del 2,7%, battendo le attese di +1,7% e al di sopra del dato precedente che era stato del -10,8%.

A marzo le nuove costruzioni sono cresciute del +19,4%, sopra le attese che erano ferma ad un +13,5%. Il dato precedente era stato del -10,3%.

Dalla Fed si alza una voce contraria alla politica monetaria ultra espansiva ad oltranza. Secondo Robert Kaplan, president della Federal Reserve Bank (Fed) di Dallas, ci vorrà un po' di tempo per avere la piena occupazione in Usa. Kaplan, riporta Reuters, ha però ribadito di ritenere che l'istituto centrale di Washington debba iniziare a ritirare il sostegno all'economia prima di quanto sostenuto dalla maggior parte dei suoi colleghi. Parlando a un evento virtuale della Woodlands Area Chamber of Commerce, Kaplan ha dichiarato che la Fed dovrebbe ridurre le "misure straordinarie alla prima opportunità una volta che abbiamo raggiunto e stiamo raggiungendo alcuni di questi parametri di riferimento", tra cui il superamento della pandemia, l'inflazione al 2% e il progresso verso la piena occupazione. Per fortuna i mercati per il momento non hanno preso nota di queste dichiarazioni, se dovesse iniziare a circolare il timore di un irrigidimento della politica monetaria da parte della Fed le borse ne farebbero le spese.

Quello che è successo nel corso della settimana è stato il superamento da parte del Nasdaq 100 dei massimi di metà febbraio a 13880 punti, con le quotazioni che si sono spinte venerdì a toccare un nuovo massimo storico a 14050 punti. Il superamento dei precedenti record è un forte indizio in favore della fine della correzione che era iniziata dal top di febbraio e della ripresa dell'uptrend in atto dai minimi di settembre. Se ancora un dubbio in merito alla realizzazione dello scenario rialzista rimane la colpa è del grafico del Nasdaq Composite, che con il picco del 16 aprile a 14062,5 punti è arrivato in vista del massimo record del 16 febbraio a 14175 punti senza riuscire tuttavia a metterlo sotto pressione. Senza il superamento del precedente record anche da parte del Nasdaq Composite rimarrà il dubbio che la rottura del Nasdaq 100 sia un falso segnale. Quando anche il Composite dovesse superare i massimi di febbraio i dubbi sulla possibilità di vedere continuare il rialzo verrebbero notevolmente ridotti e si potrebbe iniziare a prospettare il raggiungimento di area 15830 per il Composite e di area 15920 per il Nasdaq 100. Attenzione alla violazione della media mobile esponenziale a 20 giorni, supporto alla cui violazione si potrebbe intravedere un primo cambiamento di sentiment da parte del mercato. La media passa a 13610 punti sul grafico del Nasdaq Composite e a 13470 punti circa sul grafico del Nasdaq 100.

(AM - www.ftaonline.com)