In questa ottava parte della guida completa al reddito da pensione parleremo delle materie prime, cui dedicheremo il 5% del nostro portafoglio

I metodi per investire su di esse – qualunque sia l’orizzonte temporale di riferimento – sono essenzialmente tre: acquistare e tenere a lungo; fare trading, in leva o senza, prediligendo una strategia di breve o addirittura di brevissimo (scalping); puntare su qualche ETF o ETC, alcuni dei quali offrono già di per sé un effetto moltiplicatore su guadagni e perdite (dunque è come operare in leva, con tutti i rischi del caso). 

Il primo approccio, indubbiamente il più prudente, è anche più avaro di soddisfazioni e può funzionare benissimo solo in circostanze eccezionali. Una, a dire il vero, si è verificata l’anno scorso, allorché il petrolio aveva toccato i suoi minimi storici: in quel caso, comprare a mani basse e tenere a lungo avrebbe garantito guadagni stellari. Tuttavia, si tratta di un unicum difficilmente replicabile

Operare di breve, invece, può essere la scelta migliore per chi ha già esperienza ed è disposto a seguire con attenzione l’andamento del mercato (e consultare anche solo la homepage di trend-online può essere un buon inizio). Questo è il mio metodo preferito, ma i parametri di valutazione sono, in questo caso, eminentemente soggettivi. 

Infine, alcuni ETF offrono possibilità interessanti e di norma distribuiscono anche dividendi (non è così per gli ETC), per cui anche questi meritano la nostra considerazione. 

D’ogni modo, nell’analisi di alcune materie prime terremo conto delle esigenze di tutti i tipi di lettori. Ho escluso, ça va sans dire, quelli che semplicemente sono disinteressati alle materie prime: scelta rispettabile, ma privarsi di questa opportunità è talvolta un errore. 

Quale futuro per l’oro? 

Berlino, nella celeberrima serie “La casa di carta”, consigliava pro domo sua alla Banca di Spagna di acquistare quanto più oro fosse possibile, giacché ne preconizzava un aumento esponenziale del prezzo. Anche Mango bramava l’oro in una delle sue canzoni più note, ma ora come ora è tutto oro quel che luccica? 

Il rally “pandemico” di questa materia prima, infatti, si è sostanzialmente fermato e il prezzo si è assestato su livelli più bassi di quanto gli analisti avessero ipotizzato: la variazione anno su anno registra quasi un -10%. 

Inoltre, ciò che più ha sorpreso è stata l’irrelazione con il mercato, sia nel lungo periodo della cosiddetta bull-run che nei (rari) momenti di storno. Essendo generalmente considerato un bene rifugio, l’oro dovrebbe seguire un andamento quasi sempre contrario rispetto ai mercati. Eppure ha seguito il rally di indici e azioni con eguale impeto, mentre si è avviato al declivio con il pull-back delle stocks. 

È comunque probabile che la salita impetuosa sia stata causata da un’euforia che ha coinvolto tutti i settori del mercato, costruendo una bolla solo in parte sgonfiata in questi mesi del 2021. Un riallineamento è tuttavia preventivabile, perciò ci si attende che vi sia un ritorno ai massimi entro la metà dell’anno prossimo. 

Nonostante ciò, consiglio di investire il 5% del capitale tutto sull’oro solo agli investitori estremamente conservativi e che vogliono avere un’ulteriore protezione da scosse telluriche di cui ora è difficile immaginare la fenomenologia: la FED ha già dimostrato di saper usare qualsiasi arma contro la recessione, l’Europa non è rimasta sulle posizioni frugali di un tempo e il mercato sembra godere ottima salute. 

Sull’oro quindi rimangono due approcci: il trading o gli ETF. 

Trading sull’oro 

Requisito necessario, anche se non sufficiente, per fare trading sull’oro (e su qualsiasi altro asset, a dire il vero) è la conoscenza dei principi di base dell’analisi tecnica. Soffermandoci sull’oro, comunque, si può dire che esso ha in genere un comportamento strano: lateralizza per lunghe ore, assestandosi su livelli di prezzo che variano poco; poi, quasi all’improvviso, vi possono essere delle candele, rosse o verdi, del tutto sorprendenti e inattese

Tali variazioni possono spaventare i traders meno stagionati e fanno spesso saltare più di qualche “stop loss”. Chiaramente chi investe e tiene non ha problemi di questo genere. 

In ogni caso, l’approccio da trader di breve risulta particolarmente appropriato allorquando si verificano condizioni di alta volatilità nei mercati: ottobre e novembre, in tal senso, sono due ottimi mesi da altalena

Il consiglio più semplice da seguire in questo momento, dunque, è il classico “buy the dips”, anche in previsione di un riallineamento speculare tra gli indici americani e il metallo giallo. Lo storno cui stiamo assistendo, anche se non pronunciato, ha ancora parecchio spazio, nonostante l’accordo sul debito tra democratici e repubblicani e la politica accomodante della FED (incombe però il tapering e a dicembre non sarà sufficiente procrastinare ancora). Perciò l’oro sarà rutilante per i prossimi tre mesi. 

Dal punto di vista tecnico, invece, la situazione è tutt’altro che chiara, come propalato dal grafico qui sotto. Il ventaglio di Gann vede il trend come leggermente ribassista e la banda Bollinger conferma la lateralità di cui sopra; l’impressione, comunque, è che l’andamento di questo fondamentale bene rifugio dipenderà più da fattori esogeni che dalle contingenze interne. 

Ci sono ETF sull’oro? 

Un’altra possibilità è quella di affidarsi agli ETF, i quali possono essere agevolmente divisi in due categorie: quelli che detengono fisicamente l’oro; quelli che detengono azioni di aziende dedite all’estrazione della materia prima. 

La stabilità dei suddetti è garantita da alcuni fattori fondamentali come la capitalizzazione, le commissioni basse e l’eventuale leva finanziaria, da evitare a meno di non voler fare trading sul breve periodo. 

L’offerta del mercato è a dire il vero piuttosto ricca, anche se la maggior parte degli investitori finisce per destinare le proprie risorse a SPDR Gold Shares, il detentore della più grande quantità di oro liquido, oppure a iShares Gold Trust, di cui si occupa prevalentemente la divisione londinese di JPMorgan Chase (NYSE: JPM). Dei due meglio il secondo: commissioni più basse, prezzo più economico e più adatto a tutte le tasche, variazione anno su anno quasi identica. 

Si è detto però che vi è anche la possibilità di concentrarsi sugli ETF che si relazionano direttamente con le aziende estrattrici d’oro. Tra questi non possiamo esimerci dal segnalare VanEck Vectors Gold Miners (NYSE: GDX) che raggruppa le cinquanta compagnie più grandi nel settore, tra cui Newmont (NYSE: NEM), Barrick Gold (NYSE: GOLD), Franco-Nevada (NYSE: FVN) e tante altre. 

L’ETF in questione è in chiara difficoltà da maggio di quest’anno, ma è lecito credere che si tratti di una fase transitoria e anzi positiva, tanto da poter suggerire il solito “buy the dips”. Per altro questo ETF dà anche dividendi, seppur modesti (poco oltre l’1%), ma è l’upside a spingerci a un possibile acquisto. 

Meglio stare lontani, invece, dagli ETF che operano con compagnie small-cap, come ad esempio il pur promettente VanEck Vectors Junior Gold Miners (NYSE: GDXJ): se abbiamo detto che l’oro deve essere un bene rifugio, sarà bene trattarlo come tale e astenerci da rischi inutili

Petrolio: trading o investimento a lungo termine? 

Il treno del petrolio, come detto poc’anzi, è ormai passato: avremmo dovuto acquistare a mani basse con il prezzo del WTI ai minimi storici e procedere poi con una strategia di vendita graduale. 

Purtroppo si tratta di considerazioni ex post e la tattica deve essere ora un’altra. Come prevedevo in questo articolo, il rally del petrolio è proseguito in maniera quasi indefessa, nonostante una laterlità estiva che poteva lasciare presagire l’avvicinamento del massimo di periodo. Così non è stato e oggi anche la barriera degli 80$ è stata sfondata. 

Gli analisti ritengono che la corsa non sia ancora giunta al capolinea e la sostanziale inerzia dell’OPEC+, che non ha ancora dato il via libera a una produzione più massiva, nonché i problemi nella supply chain, potrebbero mantenere alto il prezzo ancora per qualche tempo. 

Ad essere rimasti indietro, come per altro si è già sottolineato, sono stati invece i petroliferi, per cui è più economico e ragionevole investire a lungo termine su quelli. A questi prezzi, al più, si può pensare all’acquisto di posizioni long o short (in base al momento), avvalendosi dell’analisi tecnica e di una leva finanziaria non pericolosa. Per esperienza personale, invece, sconsiglio gli EFT sia sul greggio che sul Brent (come WisdomTree). 

Perciò, se ne avete la pazienza, incominciate da questa breve guida che spero utile, benché datata per quanto riguarda i prezzi (siamo circa 10$ sopra dal momento della scrittura di quell’articolo). Meglio comunque non accumulare da questi livelli, perché Bin Salman è sempre pronto a cambiare le carte in tavola e la Cina non compra più con la foga di quando la pandemia era all’inizio. 

In definitiva, sul petrolio è meglio fare trading con molta cautela (lo strumento è assai volatile!) piuttosto che investire nel lungo termine. 

Gas Naturale: il rally continuerà nei prossimi mesi? 

L’impennata del Gas Naturale (variazione anno su anno di oltre il 108%) ha messo in allarme gli italiani per le possibili ripercussioni in bolletta, tamponate solo in parte dai provvedimenti governativi. Si tratta, in ogni caso, di una situazione che ci accomuna a tutto il resto del mondo. 

Tuttavia, l’impennata di appena una settimana fa è stata in gran parte riassorbita ed è prevedibile che lo storno continui, sia per ragioni legate ai fondamentali che per motivi squisitamente tecnici: da un lato, Putin ha promesso di “aprire i rubinetti” all’Europa, aumentando in maniera consistente le esportazioni; dall’altro, il gap-up formatosi il 24 settembre non è ancora stato colmato (vedi grafico sotto) ed è possibile un ulteriore affondo fino alla resistenza in area 4.5$. 

Insomma, nonostante l’arrivo della stagione fredda, le aperture del presidente russo e una situazione tecnica promettente per gli orsi (nel breve periodo) lascia presagire 1$ pieno di storno dai livelli attuali. 

Dopodiché, a livello di trading, il Gas Naturale ha una volatilità simile a quella del petrolio (se non superiore) ma con fasi di lateralizzazione non dissimili dall’oro, per cui, rovesciando il motto “own it don’t trade it”” si potrebbe dire “trade it, don’t own it!”

Nella prossima puntata continuerà la disamina sulle materie prime e vedremo quali saranno degne di entrare nel nostro portafoglio e, soprattutto, per quanto tempo.

(8. Continua)