Il future Eurostoxx 50 parte al ribasso. Calo dell'1,6% circa per il future, a 4090 punti. Dopo una seduta contrastata per Wall Street (in positivo dei tre principali indici newyorkesi il solo Nasdaq, apprezzatosi di appena lo 0,02% mercoledì e comunque molto al di sotto dei massimi toccati nell'intraday), alla riapertura degli scambi in Europa la tendenza si è consolidata decisamente al ribasso. In netto ribasso anche il Giappone, il Nikkei ha perso il 3,11%. Principale fattore depressivo ovviamente il meeting del Federal Open Market Committee (Fomc). Per quanto la Federal Reserve (Fed) non abbia fatto alcun annuncio ufficiale diventa sempre più probabile che un aumento dei tassi d'interesse Usa arrivi in occasione della prossima riunione del Fomc di 15-16 marzo e sia seguito da altri tre nel corso dell'anno. "Direi che la commissione intende aumentare il tasso sui federal fund al meeting di marzo, supponendo che le condizioni siano appropriate per farlo", ha dichiarato il chairman Jerome Powell. D'altra parte nonostante l'inflazione sia volata fino al 7,0% annuo in dicembre (sui massimi dal 1982) i rappresentanti dell'istituto centrale di Washington continuano a credere che rallenterà e invertirà la sua tendenza nel corso dell'anno, incolpando gli squilibri tra domanda e offerta legati a pandemia e ripartenza dell'economia per gli attuali livelli elevati. Decisione analoga a quella della Fed anche per la banca centrale canadese che ha confermato i tassi d'interesse di riferimento (quelli sui prestiti overnight) allo 0,25% dopo averli tagliati in tre occasioni di 50 punti base nel marzo 2020, allo scoppio della pandemia di coronavirus. Nel meeting di fine ottobre Bank of Canada aveva di fatto chiuso il quantitative easing, aprendo la porta a un aumento del costo del denaro. Sulla tempistica l'istituto era rimasto fermo a un possibile rialzo dei tassi nell'aprile 2022. La decisione era complessivamente attesa: solo sette dei 31 economisti che componevano il consensus di Reuters si attendevano già un aumento dei tassi mentre la maggioranza ritiene che Bank of Canada aspetterà il secondo trimestre prima di intervenire. In media gli economisti prevedono un incremento di 50 punti base per poi arrivare all'1% entro fine 2022 con un altro rialzo di 25 punti. Se l'impatto di un aumento del costo del denaro in Usa sarebbe più duro soprattutto per le economie emergenti anche la Cina è tutt'altro che immune. Non a caso a farne le spese nelle ultime ore sono stati da subito colossi immobiliari come China Evergrande, per cui la stretta della Fed rappresenterebbe un'ulteriore pressione sul debito. E dal momento che nel mondo si registrano già i primi indizi di un rallentamento legato all'inflazione il rialzo dei tassi giungerebbe in un momento inappropriato. In Corea del Sud, dove i tassi hanno già iniziato a salire, secondo quanto comunicato da Bank of Korea, il Business Survey Index (Bsi, indice che misura le condizioni in cui operano le aziende sudcoreane) è calato in gennaio a 90 punti dai 95 punti di dicembre (90 punti era stata anche la lettura registrata in settembre, ottobre e novembre). L'outlook per febbraio è parimenti sceso a 90 punti dai 92 punti di gennaio (88 punti in novembre e dicembre). A Seoul il Kospi segna una contrazione del 3,50% in chiusura. Segnali di rallentamento vengono anche dalla Cina: i profitti del settore industriale hanno registrato un balzo del 34,3% nell'intero 2021, comunque in rallentamento rispetto al 38,0% annuo del periodo gennaio-novembre. Nel solo mese di dicembre i profitti industriali sono invece saliti del 4,2% annuo, contro il 9,0% di novembre. Anche negli Usa ci sono indizi che l'economia segna il passo. A dicembre le scorte all'ingrosso (preliminare) hanno fatto segnare un incremento del 2,1%, risultando superiori alle attese, fissate al 1,3%. Nel mese di novembre le scorte erano cresciute dell'1,4%. Rispetto a dicembre 2020 le scorte sono aumentate del 18,3%. In aumento anche le scorte di greggio, la variazione settimanale rilevata dall'EIA ha infatti mostrato una crescita degli stock di 2,37 milioni di barili, contro un calo atteso di oltre 700 mila barili e un precedente incremento di 515 mila barili. Per quello che riguarda il petrolio, il cui prezzo resta forte, il 2 febbraio si riunirà il cartello allargato dei produttori noto come Opec+ che potrebbe decidere di aumentare la produzione di greggio (anche se già oggi i Paesi membri stanno incontrando difficoltà nel raggiungere i target previsti). Un chiaro indizio del deterioramento del sentiment dei mercati viene dall'andamento dei rendimenti sui bond: quello sul decennale Usa è salito all'1,86%, quello del 2 anni all'1,17%, lo spread tra le due scadenze si è schiacciato a 67 punti base, ai minimi da più di un anno, un chiaro segnale che gli operatori iniziano a scontare anche un forte rallentamento dell'economia. Altro evidente indizio di un atteggiamento "risk off" da parte dei mercati è la forza del dollaro, gli operatori fuggono dal rischio e si posizionano sulla moneta Usa che è tornata a sfidare i minimi di novembre al di sotto di area 1,12. Il future Eurostoxx 50 ha toccato con i massimi di ieri a 4187 la base del canale rialzista tracciato dai minimi di marzo 2020, un supporto che era stato violato il 24 gennaio e che ora si è trasformato in resistenza. Questo "return move" non è una bella notizia: quando dopo la violazione di un supporto i prezzi tornano a vederlo con funzione di resistenza e non riescono a scavalcarlo nuovamente il rischio di una nuova accelerazione ribassista che porti anche al di sotto dei minimi precedenti è elevato. La violazione di area 4030 comporterebbe il completamento del testa spalle ribassista disegnato dal top di settembre, una figura con obiettivo a 3600 punti e supporto intermedio a 3800. Solo oltre area 4190 il future allontanerebbe decisamente il rischio di vedere realizzato lo scenrio ribassista ipotizzato.

(AM - www.ftaonline.com)