Inwit

Inwit perde terreno venerdì dopo la pubblicazione di risultati 2020 in linea con le attese (ricavi +67,8% a 663,4 milioni di euro, utile netto +12,5% a 156,7 milioni) e guidance 2021 confermata rispetto a quanto indicato a novembre nella presentazione del piano industriale 2021-2023. Nessuna indicazione capace quindi di interrompere il trend ribassista in essere da inizio dicembre: il titolo oscilla sui minimi da settembre. Il saldo di seduta di venerdì è stato -3,7%, la chiusura a 8,20 euro. I broker continuano però ad essere positivi: Kepler Cheuvreux conferma la raccomandazione buy con prezzo obiettivo a 12,5 euro, Equita Sim conferma il rating buy con prezzo obiettivo di 12,2 euro. A 8,12 euro si colloca il minimo del 1° settembre, un supporto critico che dovrà essere rispettato in chiusura di seduta per evitare un ulteriore deterioramento del quadro grafico (venerdì nell'intraday il titolo è sceso fino a 8,175). Dalla tenuta di area 8,12 (che è anche la base del canale ribassista disegnato dai massimi di dicembre) e dalla rottura di area 8,60 potrebbe scaturire il test a 9,15 della linea ribassista disegnata dal top di inizio dicembre 2020. Solo oltre questi livelli un eventuale rimbalzo acquisterebbe forza e potrebbe puntare a recuperare almeno area 10 euro. Sotto 8,12 invece rischio di test di area 7,50 euro.

Nexi

Pesante calo venerdì scorso per Nexi (-3,54% a 14,2950 euro) in scia alle indiscrezioni del Messaggero secondo cui le risorse destinate al cashback potrebbero essere dimezzate rispetto a quanto stabilito dal precedente governo (da 5 a 2,3 miliardi di euro). Di conseguenza, il programma rischia di fermarsi sei mesi prima del previsto (ovvero a fine 2021). L'analisi del grafico di Nexi evidenzia la flessione delle ultime settimane e l'avvicinamento al minimo di fine gennaio a 14,20 euro. L'eventuale violazione di questo supporto determinerebbe il completamento del potenziale doppio massimo in formazione da inizio anno, figura ribassista capace di respingere il titolo sui 12,5450 toccati a inizio novembre (riferimento determinante nel medio termine). Affidabili segnali di forza solo al superamento del recente massimo a 15,68, operazione che permetterebbe alle quotazioni attaccare le resistenze a 16,70-17,00 per poi tentare il riavvicinamento al massimo storico dello scorso ottobre a 18,19.

Brembo

Brembo perde terreno nonostante risultati 2020 superiori alle attese per ricavi e utile netto, rispettivamente a 2,21 miliardi di euro (-14,8% a/a, consensus 2,17 miliardi) e 136,5 milioni (-41% a/a, consensus 124 milioni). Per il 2021 il gruppo è ottimista grazie agli "ordinativi e la saturazione della capacità produttiva con cui abbiamo iniziato l'anno". Convocata l'assemblea straordinaria per la modifica della denominazione sociale e "l'ampliamento dell'oggetto sociale al fine di renderlo compatibile con l'evoluzione tecnologica del mercato automotive, nella logica di supportare i propri partner anche alla luce dei nuovi paradigmi della mobilità come l'elettrificazione, la guida autonoma e la digitalizzazione". Il titolo è precipitato sotto i minimi di febbraio, a 10,58 euro, completando un piccolo testa e spalle ribassista disegnato a partire dal picco di fine gennaio. La flessione potrebbe proseguire fino al test a 9,84 euro dei minimi di gennaio, in corrispondenza della base del canale che sale dai minimi di aprile 2020. Si dimostrerà poi determinante il comportamento dei prezzi a ridosso di tale supporto: reazioni da questi livelli potrebbero ricondurre le quotazioni in area 10,60 e 11,30. Sotto 9,84 possibili invece ripiegamenti verso il supporto orizzontale in area 8,85.

(SF - www.ftaonline.com)