Amplifon

Amplifon ha perso terreno martedì nonostante i dati del primo trimestre in crescita. I ricavi si sono attestati a 495,8 milioni di euro +15,7% a/a, l'EBITDA ricorrente a 112,9 milioni +17,7% a/a, risultato netto su base ricorrente a 32,8 milioni +34,3% a/a. Il free cash flow si è fermato a 53,4 milioni, poco sopra i 52,9 dell'anno scorso. Il management conferma la guidance 2022 con ricavi "in crescita high-single digit (tra 5 e 9 per cento), ovvero ad un tasso superiore alla crescita attesa del mercato (4-5%, ndr)", il contributo di Bay Audio è stimato in un +4% circa (circa 80 milioni), l'EBITDA margin in espansione di almeno 40 punti base su base ricorrente rispetto al 2021. Nel 2022 la Società prevede un mercato dell'hearing care in crescita del 4-5%, supportato dalla pent-up demand che è ragionevole attendersi possa più che compensare l'altresì previsto calo del mercato francese, a seguito dell'importante crescita strutturale riportata da quest'ultimo nel 2021 per il cambiamento normativo. Queste le parole del Ceo Enrico Vita "Abbiamo iniziato anche quest'anno in maniera molto positiva con ricavi e redditività in forte aumento rispetto allo stesso periodo del 2021. Siamo cresciuti ben più del mercato, consolidando ulteriormente la nostra posizione di leadership e incrementando la quota di mercato nei paesi chiave, un trend che ci aspettiamo continui per tutto il 2022". Vita ha poi proseguito "i risultati conseguiti in questo trimestre ci permettono di guardare con ottimismo sia al prosieguo dell'anno sia alle prospettive di crescita di medio termine della nostra Società". Amplifon stacca il dividendo da 0,26 euro il 23 maggio. Amplifon ricorda di non avere alcuna attività in Ucraina e in Russia. Il titolo ha archiviato la seduta di martedì con un calo dell'1,36% a 37,10 euro, con un minimo toccato nell'intraday a 36,45 euro. Nonostante il calo di martedì rimangono le speranze di un rimbalzo: i prezzi hanno disegnato lunedì una candela potenzialmente rialzista "hammer" con base a 35,90 euro, praticamente sul supporto del 61,8% di ritracciamento (Fibonacci) del rialzo dal minimo di febbraio. La rottura di area 38 euro sarebbe un primo segnale incoraggiante, resistenza successiva a 39,35, gap del 22 aprile. Con il superamento anche di quei livelli il target si sposterebbe a 41,50 euro, poi sul massimo di aprile a 43,46 euro. Solo sotto i minimi dell'"hammer" rischio di ritorno sul minimo del 14 febbraio a 33,53 (un altro bell'esempio di "hammer").

Campari

Performance positiva ieri per Campari (+2,24% a 10,71 euro) in scia a risultati del primo trimestre in forte crescita (anche rispetto ai livelli pre-pandemia) e superiori alle attese degli analisti. I ricavi sono saliti a 534,8 milioni di euro, +34,4% a/a (variazione organica +29,4%, +43,7% rispetto al trim1 2019, consensus Bloomberg 461,3 milioni), l'EBITDA rettificato a 134,7 milioni, +53,7% a/a (crescita organica +46,5%, +52,5% sul 2019, consensus 98,1 milioni), l'utile pre-tasse a 107,0 milioni, +65,1% a/a (63,9 milioni nel trim1 2019, consensus 74,5 milioni). Per il resto del 2022 il management prevede dinamiche positive ma con una "graduale normalizzazione degli ordini di vendita", soprattutto a causa delle "diverse basi di confronto nel corso dell'anno e del conflitto in Ucraina". Per quanto riguarda l'inevitabile pressione sui margini derivante dall'incremento dei costi, il gruppo farà "leva su adeguati aumenti di prezzo così come su un favorevole mix delle vendite, per mitigare l'atteso intensificarsi delle pressioni inflazionistiche sui costi dei materiali". Confermata la guidance di margine EBIT stabile sulle vendite nette a livello organico (20% nel 2021, 21,3% nel primo trimestre). L'analisi del grafico di Campari mette in evidenza la pausa nel rimbalzo originato dal minimo del 7 marzo a 8,73 euro. Da fine marzo il titolo oscilla nella fascia 10,10-11,10 circa. Il perentorio superamento del limite superiore riattiverebbe il movimento ascendente verso area 11,50, resistenza determinante da oltrepassare per ambire al ritorno sul record storico a 13,4750 di novembre. Sotto 10,10 rischio inversione di tendenza con primi appoggi a 9,80 e 9,45.

Cnh Industrial

Bel rialzo nella seduta di ieri per Cnh Industrial (+3,39%) in scia alla pubblicazione dei risultati del primo trimestre. I ricavi si sono attestati a 4,18 miliardi di dollari (+13% a/a, consensus Bloomberg 4,2 miliardi), l'EBIT adjusted a 429 milioni (+9,2% a/a, consensus 405 milioni), utile netto adjusted a 378 milioni (+7,4%, consensus 340 milioni). La guidance 2022 è stata confermata e prevede Ricavi in aumento tra il 10% ed il 14% con un Free cash flow superiore a 1 miliardo di dollari. Graficamente il titolo ha chiuso nella seduta di ieri il gap down che si era aperto il 25 aprile a 14,05 euro. Serve uno sforzo addizionale per interrompere la pausa di consolidamento in atto dai massimi di fine marzo ed in tale ottica il superamento di quota 14,50 rappresenterebbe un primo passo in avanti importante. Oltre tale livello probabile un nuovo attacco alla resistenza critica in area 15,60 (massimi assoluti) al cui superamento anche lo scenario di medio lungo periodo volgerebbe decisamente al bello. Sul fronte dei supporti invece monitorare quelli in area 12,80/13,00, la cui violazione aprirebbe ad un nuovo pericoloso test a 15,70 euro, base di un ampio doppio minimo che se confermato potrebbe incidere negativamente sull'andamento del titolo nei mesi a venire.

(SF - www.ftaonline.com)