BPER Banca

BPER Banca chiude il primo trimestre con risultati in netta crescita. Il margine di interesse si attesta a 376,4 milioni di euro, +9,6% a/a, le commissioni nette a 450,6 milioni, +37,3% a/a, il risultato della gestione operativa a 325,3 milioni, +54,0% a/a, l'utile pre tasse a 158,3 milioni, +50,0% a/a. L'utile netto di pertinenza della capogruppo è pari a 112,7 milioni di euro contro i 400,3 dell'anno scorso (che però beneficiava di poste straordinarie per +442,2 milioni di euro) ma nettamente sopra i 74 milioni attesi dagli analisti. Ratio patrimoniali in lieve miglioramento dai livelli di fin 2021: CET1 Fully Phased a 13,6% da 13,5%. BPER si augura di ricevere l'ok della BCE all'acquisizione di Carige entro maggio e di presentare quindi a giugno in nuovo piano industriale. Il piano potrebbe contenere anche dettagli sulla possibile cessione della piattaforma NPL. L'analisi del grafico di BPER Banca mette in evidenza il movimento laterale in essere da metà marzo, subito dopo il rimbalzo dal minimo del 7/3 a 1,2485 euro. Discese confermate in chiusura di seduta sotto 1,50-1,51 creerebbero le condizioni per una correzione verso 1,40 almeno. Il superamento di 1,6300-1,6350 preannuncerebbe invece un attacco al top di fine marzo a 1,6890, ostacolo oltre il quale verrebbe riattivato il rimbalzo con primo obiettivo a 1,7525 e successivo a 1,93.

Diasorin

Avvio di settimana in pesante ribasso per Diasorin (-5,3%) dopo che Jefferies ha ribadito la raccomandazione hold sul titolo riducendo però il target price da 125 a 116 euro. I prezzi hanno già raggiunto questo obiettivo scendendo ieri fin sotto quota 115, ad un passo dai bottom di febbraio a 113,65 euro. Gli analisti hanno migliorato del 10% la stima sull'utile per azione 2022 e dell'1-2% quella dal 2023. Il taglio del target è determinato dall'incremento del costo medio ponderato del capitale. Nei primi tre mesi del 2022 i ricavi sono saliti a 358 milioni di euro (+34,1%), l'EBITDA adjusted a 150 milioni (+15,5%, ma con margine ridotto al 41,9% dal 48,6% dell'anno scorso), l'utile netto adjusted a 96 milioni (+10,6%). Per il 2022 il management prevede ricavi "tra -2% e +1% rispetto a quanto registrato nell'esercizio 2021, di cui ricavi relativi ai prodotti COVID compresi tra € 150-180 milioni e ricavi ex-COVID in crescita di circa il 24%. Nonostante dunque un quadro societario tutto sommato positivo il mercato sta penalizzando il titolo e se ora dovesse cadere anche il supporto in area 113 le cose potrebbero peggiorare ulteriormente: si farebbe infatti strada l'ipotesi di un affondo verso i bottom del 2020, quelli raggiunti ad inizio pandemia, a 95 euro circa, altra area critica nel lungo termine. Graficamente non può non essere citato anche l'ampio triplo massimo costruito negli ultimi due anni a 207/208 euro circa, con base a 135 euro ed obiettivi a 95 e 65 euro. Guardando più al breve invece reazioni dai livelli attuali acquisirebbero valore al superamento di 127 euro, preludio ad un allungo verso quota 140.

Leonardo

Leonardo termina la seduta di lunedì con un rialzo dell'1,39% a 9,932 euro. I prezzi sono saliti fino ad un massimo intraday a 10,27 euro. Il mercato apprezza i buoni dati del primo trimestre: nuovi ordini +10,8%, ricavi +7,7%, EBITA a 132 milioni di euro (+39%), risultato netto ordinario +74 milioni (-2 milioni nel primo trimestre 2021), Free Operating Cash Flow (FOCF) a -1.080 milioni, in miglioramento (+24%) rispetto al primo trimestre del 2021 (-1.422 milioni). È stata inoltre confermata la guidance 2022. L'a.d. Alessandro Profumo ha dichiarato che al momento è prevedibile che l'impatto della guerra in Ucraina sul settore difesa andrà oltre l'anno, probabilmente si estenderà al medio termine. Banca Akros ha confermato la raccomandazione "buy" e ha incrementato il target price da 12 a 15 euro. Nonostante il saldo di seduta positivo la candela giornaliera disegnata il 9 maggio è uno "shooting star", elemento che compare in presenza di forti resistenze, in questo caso il massimo del 20 aprile a 10,30 euro, e che può quindi dimostrarsi un punto di partenza di un ribasso. Senza la rottura di area 10,30 il rischio di un test del supporto critico di area 9,62 euro, massimo dell'11 marzo, e di quello di area 9,50 euro, base del gap del 12 aprile, è elevato. Discese fino in area 9,50 non sarebbero particolarmente dannose per la tenuta dell'uptrend in atto dai minimi di marzo, sotto quei livelli ci sarebbe invece da iniziare a temere una fase ribassista più estesa. Non deve essere sottovalutata la presenza di tre gap lasciati aperti durante il rialzo, quello del 28 febbraio, quello dell'11 marzo e quello del 12 aprile. La teoria dell'analisi tecnica insegna che la comparsa di tre gap con determinate caratteristiche (il primo successivo ad una fase laterale, il secondo centrale rispetto all'intero movimento, il terzo nella fase finale del movimento) anticipa una inversione o perlomeno un'ampia correzione. Sotto area 9,50 attesa la ricopertura del gap dell'11 marzo con base a 8,29 euro. Sopra il massimo di aprile a 10,30 i timori di essere in presenza di una fase di "distribuzione", introduttiva ad un ribasso, verrebbero ridimensionati, possibile in quel caso il test di 11,24, lato alto del gap del 24 febbraio 2020.

(SF - www.ftaonline.com)