La Fed potrebbe alzare i tassi già nel 2022. La conclusione della riunione di politica monetaria della Federal Reserve ha fornito ai mercati elementi tutto sommato tranquillizzanti, pur mettendoli di fronte alla realtà dei fatti: la crisi del Covid presto sarà alle spalle e non saranno quindi più necessari interventi straordinari per sostenere l'economia. A conti fatti gli operatori sono comunque soddisfatti, se da un lato, lentamente, la Fed ridurrà il suo sostegno, dall'altro è ormai evidente che l'economia è in grado di camminare con le proprie gambe, permettendo agli utili aziendali di progredire comunque di buon passo. In sintesi la Federal Reserve con l'ultima riunione del Fomc non ha messo in pista nessun intervento ma ha cambiato le indicazioni sui suoi prossimi passi: l'istituto centrale di Washington potrebbe intervenire sul costo del denaro già nel 2022 e non aspettare fino al 2023 come finora preventivato. Il Federal Open Market Committee (Fomc, la commissione della Fed che si occupa di politiche monetarie) conferma infatti i tassi d'interesse in un range compreso tra lo 0% e lo 0,25% dopo averli ridotti a sorpresa di 100 punti base in un meeting d'emergenza il 15 marzo 2020 e prima ancora di 50 punti base il 3 marzo. Invariato anche il programma di acquisto di titoli per 120 miliardi di dollari al mese. Per quanto riguarda il piano di stimolo il chairman Jerome Powell ha anticipato che l'annuncio della sua riduzione potrebbe arrivare nel corso del prossimo meeting del Fomc di 2-3 novembre, indicando come i rappresentanti della Fed stiano valutando la possibilità di azzerarlo "intorno alla metà del prossimo anno". Powell ha detto "Se i progressi continueranno in gran parte come atteso, crediamo che una moderazione nel passo dell'acquisto di asset potrebbe essere presto necessario". Le stime di crescita del Pil Usa sono state abbassate dal 7,0% al 5,9% per quest'anno ma sono state migliorate dal 3,3% al 3,8% per il 2022. E le previsioni di un'accelerata della ripresa dell'economia sono alla base dell'ipotesi di un aumento dei tassi già il prossimo anno. Anche se Powell ha notato che nulla è ancora deciso e, come chiaro da tempo, dal meeting è emersa con maggiore forza la spaccatura tra falchi e colombe dentro alla Fed, che sarà Powell a dovere gestire. I dati macro di recente uscita sembrano portare acqua al mulino delle "colombe", l'economia e il mercato del lavoro sono in buona salute ma non corrono così tanto da fare temere un surriscaldamento. Le richieste di sussidio di disoccupazione della scorsa settimana sono state 351mila contro le 320mila attese. Le richieste restano al di sopra sopra dell'intervallo 200.000-250.000, quello che è proprio di un mercato del lavoro in buona salute. L'indice Chicago Fed è sceso a 0,29 punti a fronte dei 0,50 stimati, ma è stato rivisto al rialzo da 0,50 a 0,75 per il mese precedente. Letture al di sopra dello zero indicano comunque che l'economia è in espansione. Un primo effetto delle parole di Jerome Powell si è visto sui rendimenti dei titoli del Tesoro, quello dei decennali è salito all'1,37% dall'1,33%, nulla di preoccupante comunque. Anzi, l'andamento del cambio euro dollaro, in crescita verso area 1,1750 dai minimi di seduta a 1,1685, conferma l'impressione che i mercati abbiano digerito senza problemi le parole in uscita dalla Fed. Se l'euro dollaro dovesse salire oltre area 1,1750 sarebbe lecito attendersi il proseguimento del rimbalzo verso la resistenza chiave di area 1,19, un movimento che sarebbe lo specchio di un atteggiamento "risk on" da parte dei mercati. Per quello che riguarda le borse è possibile notare la bella accelerazione rialzista dello S&P500, salito oltre la soglia critica dei 4460 punti, 61,8% di ritracciamento del ribasso dal picco di inizio settembre. Se i prezzi sapranno mantenersi al di sopra di questi livelli anche in una chiusura di seduta le attese di un test della prossima resistenza, quella di area 4500, verranno confermate. Oltre area 4500 sarebbe lecito ipotizzare la ripresa del rialzo di medio periodo. Solo al di sotto dei 4400 punti l'indice dimostrerebbe la volontà di riprendere la strada del ribasso. Molto interessante infine il Ftse Mib, che ha superato, anche se per ora solo marginalmente, in area 26000 la trend line ribassista disegnata dal top di agosto. Questa linea può essere vista come il lato alto di una figura di tipo "flag", elemento di continuazione. Una figura di continuazione interrompe temporaneamente una tendenza consentendole successivamente di continuare. In caso di conferme oltre i 26000 punti sarebbe possibile ipotizzare che il rialzo in atto dai minimi di luglio, interrotto per la comparsa del "flag", sia ora ripreso. Di norma dopo il completamento di questo tipo di figura i prezzi non solo tornano sul punto di origine del movimento precedente, quindi sul picco di agosto a 26730 punti circa, ma riescono anche a superarlo.

(AM - www.ftaonline.com)