Gli indici azionari mantengono i nervi saldi

Nonostante gli attacchi portati su vari fronti le borse tutto sommato stanno reggendo bene in questo primo scorcio del mese di dicembre. Il doppio crollo causato dalla scoperta della variante Omicron e successivamente dal primo caso rinvenuto negli Usa ha allontanato gli indici dai massimi di periodo, per molti i massimi storici, ma in entrambe le situazione il panic selling è stato riassorbito nello spazio di una giornata, a testimonianza del fatto che per il momento gli operatori considerano ancora le fasi di ripiegamento come delle buone opportunità di acquisto.

Omicron meno letale?

A onore del vero va riportato che secondo alcuni osservatori la variante Omicron del Covid potrebbe risultare meno letale delle attuali, anche se più trasmissibile, e questo potrebbe rivelarsi a conti fatti un indizio positivo in favore dell'ipotesi che il Covid stia piano piano mutando per divenire più simile alle forme stagionali di influenza.

Tanti i temi spinosi sul piatto

E dire che ad aggredire la fiducia dei risparmiatori non è solo il Covid, ma ci sono anche la crescita senza sosta dei prezzi alla produzione e al consumo nelle principali aree del mondo e le dichiarazioni sempre più bellicose delle banche centrali.

La Fed si trasformerà in "falco"

Dalla Fed continuano infatti ad uscire commenti "hawkish" (da "falco", ovvero incline ad una politica monetaria più restrittiva) senza che questo turbi più di tanto i mercati. Secondo Raphael Bostic, president della Federal Reserve (Fed) di Atlanta, il tapering potrebbe finire a inizio primavera e non in estate come previsto finora. L'accelerazione nel taglio del massiccio piano di stimolo all'economia (realizzato attraverso l'acquisto di titoli per 120 miliardi di dollari al mese) è necessaria perché l'istituto centrale di Washington abbia libertà di manovra sul costo del denaro. "È bene per noi fare una cosa alla volta", ha detto Bostic, sottolineando di non essere pronto per ora a considerare un aumento dei tassi d'interesse prima che il programma di acquisto di titoli finisca.

Per Powell l'inflazione non è temporanea

E non sono di certo tranquillizzanti le parole del chairman della Federal Reserve Jerome Powell che ha di fatto ammesso il carattere tutt'altro che temporaneo dell'impennata dell'inflazione e soprattutto ha anticipato un'accelerata nel tapering da parte dell'istituto centrale di Washington: esiste la possibilità di anticipare "forse di qualche mese" il termine del QE.

Rallenta il mercato del lavoro Usa

Certo, la Fed dovrà tenere in considerazione anche il mercato del lavoro prima di dare una sterzata alla sua politica monetaria. Venerdì il Dipartimento del Lavoro USA ha reso noto che nel mese di novembre i nuovi posti di lavoro, nei settori non agricoli, sono cresciuti di 210mila unità dopo l'incremento di 546mila unità nella rilevazione precedente (rivisto da 531 mila unità). Le attese erano fissate su un incremento di 550 mila unità. Questo dato paradossalmente è piaciuto ai mercati, un mercato del lavoro in rallentamento costringe la Fed ad agire con la massima cautela per non rovinare gli sforzi fatti fino ad ora per favorire l'uscita dalla crisi.

Il tasso di disoccupazione si attesta al 4,2%, inferiore alla rilevazione precedente pari al 4,6% e alle attese (+4,5%). Cresce dello 0,3% il salario orario medio mensile risultando inferiore alla rilevazione di ottobre e alle attese (entrambe pari a +0,4%). Su base annua le retribuzioni crescono al ritmo del 4,8% pari al dato precedente. In sintesi il mercato del lavoro non riesce a migliorare ulteriormente, forse a causa dei colli di bottiglia alle forniture che rallentano la produzione in molti settori.

Aumenta l'inflazione in Europa

E in Europa continua a preoccupare l'inflazione: il dato dell'Eurozona relativo ai prezzi alla produzione di ottobre, una componente che condizione poi i prezzi al consumo, diffuso dall'Eurostat segna una variazione positiva del 5,4% su base mensile, risultando superiore al consensus pari a +3,5% e alla rilevazione di settembre pari a +2,8%. Su base annuale l'indice fa registrare una variazione positiva del 21,9% dal +16,1% precedente (consensus +19%).

Mercato del lavoro solido in area euro

Per il momento per fortuna non si vedono riflessi di queste tensioni sui prezzi sul lato dell'occupazione. Eurostat ha comunicato che nella Zona Euro nel mese di ottobre il tasso di disoccupazione si è attestato al 7,3%, pari alle attese e in calo dalla lettura precedente pari a 7,4%. A ottobre 2020 la disoccupazione era all'8,4%.

Economia Germania con fiato corto

Difficile dire se alla base del rallentamento dell'economia tedesca (l'indice Pmi finale di Ihs Markit per il comparto manifatturiero è sceo a 57,4 a novembre da 57,8 a ottobre, ai minimi di 10 mesi) ci sia la crescita dei prezzi, è comunque un dato di fatto che in Germania l'Ufficio federale di statistica (Destatis), ha reso noto che nel mese di ottobre le vendite al dettaglio hanno fatto segnare un decremento del 2,9% su base annuale, risultando in calo dello 0,4% in termini nominali. Su base mensile l'indice è sceso dello 0,3% dal -2,5% precedente. Gli analisti avevano previsto un incremento pari all'1%.

Bce, tassi fermi nel 2022

Christine Lagarde, il numero uno della Bce, parla dell'inflazione come di una "gobba": dopo il rialzo degli ultimi mesi è probabile una discesa nel 2022 e per questo motivo non avrebbe senso aumentare i tassi l'anno prossimo. La sua opinione tuttavia non è condivisa da tutti: Klaas Knot, membro del board della Bce e governatore della Banca centrale olandese, parlando al quotidiano olandese De Financieele Dagblad, non esclude infatti un rialzo dei tassi di interesse nel 2023 nel caso l'inflazione continuasse a salire nel 2022.

Cala la fiducia dei consumatori Usa

Un ulteriore elemento di preoccupazione per le borse è il calo anche la fiducia dei consumatori americani, una variabile che ha una stretta correlazione con l'andamento del Pil e che potrebbe pertanto anticipare una diminuzione nella velocità di crescita dell'economia.

Il Conference Board ha annunciato infatti che l'Indice di fiducia dei consumatori e' sceso a 109,5 punti nel mese di novembre dai 111,6 punti del mese precedente (rivisto da 113,8). Il dato e' risultato inferiore alle previsioni degli addetti ai lavori che attendevano un indice pari a 111 punti. La valutazione dei consumatori riferita alle condizioni attuali è diminuita a 142,5 da 145,5 punti precedenti. In calo le aspettative dei consumatori per il mercato del lavoro scese a 87,6 da 89 punti precedenti.

S&P500, target a 2450 punti

Come detto in apertura con tutte queste grane da affrontare verrebbe da pensare che le borse siano in difficoltà, e invece tutto sommato dimostrano una buona tenuta. Lo S&P500 rimane per ora bene al di sopra della media mobile esponenziale a 100 giorni, linea di supporto mobile che approssima con la sua posizione rispetto ai prezzi la condizione del trend di medio periodo (quando i prezzi sono al di sopra della media, come ora, la tendenza può essere considerata al rialzo. La media era stata invece toccata a ottobre 2020, a marzo e a ottobre di quest'anno. Attualmente la media mobile transita in area 2060, solo discese sotto quei livelli potrebbero essere viste come un primo indizio preoccupante per la tenuta dell'uptrend. Un uptrend che nelle prossime settimane potrebbe facilmente spingersi fino in area 2450.

Stoxx 600, situazione delicata

Leggermente più delicata la situazione dell'Europa: l'indice Stoxx 600 infatti ha testato a più riprese negli ultimi giorni la sua media mobile esponenziale a 100 giorni, passante a 467 punti circa. I prezzi hanno anche messo alla prova in area 460 la trend line rialzista che parte dai minimi di marzo 2020 (e passante per quelli di ottobre 2020), mettendosi in una situazione pericolosa. S&P500 e Stoxx 600 sono tuttavia fortemente correlati, difficile pensare che il benchmark europeo possa intraprendere una discesa ampia senza che anche lo S&P500 sia sceso sotto i supporti indicati. La situazione sanitaria più difficile per l'Europa rispetto agli Usa spiega la performance relativamente peggiore dello Stoxx 600, ma al momento non è così grave da fare pensare che i due mercati possano iniziare a muoversi in modo totalmente indipendente.

Supporto critico a 25500 per il Ftse Mib

Lo stesso ragionamento vale anche per il Ftse Mib: il paniere domestico è infatti fortemente condizionato dall'andamento di quello europeo, anche lui infatti ha testato la media esponenziale a 100 giorni, ma non sembra più fragile in questa fase rispetto agli altri due mercati. Facendo un'analisi relativa solo al nostro indice, dimenticando per un attimo le correlazioni con gli altri panieri maggiori, è possibile individuare un forte supporto a 25500 circa, dove si colloca il 23,6% di ritracciamento (percentuale di Fibonacci) del rialzo dai minimi di ottobre 2020. Discese al di sotto di questi livelli potrebbero anticipare il test del livello di ritracciamento successivo nella scala di Fibonacci, quello del 38,2%, posto a 24000 punti circa. Sopra area 26500 invece la situazione grafica dimostrerebbe di volere migliorare, possibile il ritorno in area 28000.

(AM - www.ftaonline.com)