Partenza al ribasso per il future Eurostoxx 50 dopo trimestrali Apple e Amazon

Partenza al ribasso per il future Eurostoxx 50 che lascia sul terreno questa mattina lo 0,5% a 4201 punti.

Partenza al ribasso per il future Eurostoxx 50 che lascia sul terreno questa mattina lo 0,5% a 4201 punti. Dopo una seduta di netto recupero per Wall Street (migliore dei tre principali indici newyorkesi il Nasdaq, apprezzatosi dell'1,39% giovedì), alla riapertura degli scambi in Europa la tendenza è stata invece complessivamente in negativo. Il clima generale è di moderato ottimismo, con gli istituti centrali che devono gestire l'elevata inflazione, a eccezione della Bank of Japan che, come la Banca centrale europea, comunque non ha modificato le proprie politiche monetarie. Riflettori settimana prossima sul meeting del Federal Open Market Committee (Fomc, la commissione della Federal Reserve che si occupa di politiche monetarie), che dovrebbe quanto meno annunciare il tapering. Sono le trimestrali della Corporate America, nel bene e nel male, a guidare i mercati: hanno sostenuto la performance di Wall Street giovedì e successivamente, complici i dati deludenti di Apple (nel trimestre appena terminto, il danno provocato dalle interruzioni della supply chain è stato di sei miliardi di dollari), e Amazon.com (eps e ricavi sotto le stime, i ricavi dell'ultimo trimestre rischiano di essere sotto il consensus), hanno spinto al ribasso i mercati nelle ultime ore. Negli Usa rallenta la crescita economica ma il mercato del lavoro per adesso non ne risente. Il Bureau of Economic Analysis ha reso nota la prima stima preliminare del PIL relativo al terzo trimestre 2021 indicando un rialzo pari al 2%, inferiore alle attese fissate al +2,7% e alla lettura precedente, pari al 6,7%. Nel primo trimestre 2021 il PIL era cresciuto del +6,3%. Il rallentamento dell'economia USA è collegato alla diffusione della variante Delta e alle criticità della catena di approvvigionamento che ha persino danneggiato la spesa dei consumi soprattutto per quanto riguarda i beni durevoli. L'indice dei prezzi PCE è aumentato del 5,7%, rispetto a un aumento del 6,2% precedente. Escludendo i prezzi di cibo ed energia, l'indice dei prezzi PCE è aumentato del 4,5%, rispetto a un aumento del 6,1% precedente. Le nuove richieste di sussidi di disoccupazione nella settimana terminata il 23 ottobre si sono attestate a 281 mila unità, inferiori alle attese (290 mila) e al dato della settimana precedente (291 mila unità). Il numero totale di persone che richiede l'indennità di disoccupazione (calcolato sui dati al 15 ottobre) si attesta a 2,243 milioni, inferiore a 2,480 milioni della rilevazione precedente (attese 2,415 milioni). Segnali di rallentamento si vedono invece dal mercato immobiliare. La National Association of Realtors ha reso noto che l'indice Pending Home Sales (vendite di case con contratti ancora in corso) ha evidenziato a settembre un forte decremento del 2,3% dopo l'incremento dell'8,1% ad agosto. Gli addetti ai lavori avevano stimato una variazione positiva pari allo 0,5% mese su mese. L'indice è sceso a 116,7 punti da 119,4 punti precedenti. Il dato sul Pil Usa influenza anche il prezzo del greggio, che scende sui minimi delle ultime due settimane. Sull'Ice il future sul Brent cede lo 0,44% e si riporta a 84,20 dollari al barile, mentre il derivato sul WTI passa di mano a 82,53 dollari con uno svantaggio di 0,15 punti percentuali sul riferimento. Il WTI ha toccato un minimo a 80,63 dollari, il Brent uno a 81,61 dollari al barile. Diversi osservatori citano il segnale di distensione giunto dall'annuncio dell'Iran della ripresa del dialogo con le potenze mondiali sul proprio programma nucleare entro la fine di novembre. Ieri inoltre la variazione settimanale EIA delle scorte di petrolio greggio negli Stati Uniti ha mostrato un rialzo di ben 4,26 milioni di barili, oltre il consensus posto a 1,91 milioni di barili. Indizi di rallentamento della crescita economica arrivano da varie parti, non solo dagli States. Secondo quanto reso noto su base preliminare da Statistics Korea (l'ente statistico di Seoul), in settembre la produzione industriale è calata in Corea del Sud dell'1,8% annuo, dopo il rimbalzo del 9,7% della lettura finale di agosto (7,7% l'incremento di luglio). Il dato, che si confronta con il rialzo dell'1,4% del consensus di Reuters, vira in negativo dopo dieci mesi consecutivi di espansione. Su base mensile rettificata stagionalmente la produzione industriale è invece scesa dello 0,8% contro il precedente declino dello 0,7% (0,2% la crescita di luglio) e contro la flessione dello 0,3% attesa dagli economisti. In Europa l'Eurotower ha evidenziato il rischio nel breve di ulteriori rialzi dell'inflazione e questo potrebbe spingere gli investitori a chiedere un maggiore premio al rischio sul sovereign e a penalizzare le azioni. Il future Eurostoxx 50 ha tentato ieri con il massimo a 4226 punti di superare quello del 26 ottobre a 4221 punti ma si è poi dovuto accontentare di una chiusura a 4218, sotto la resistenza. La flessione odierna non è per il momento grave, sarebbero solo discese sotto 4180, minimo del 26 ottobre, ad anticipare ulteriori cali verso 4130, media mobile esponenziale a 50 giorni. La violazione della media farebbe temere poi ribassi in area 4100. Oltre 4225/6 probabile invece il ritorno a 4252, massimo di settembre. Resistenze successive a 4270 e a 4300.

(AM - www.ftaonline.com)