Partenza neutrale per il future Eurostoxx 50, occhi puntati sull'inflazione

Partenza neutrale per il future Eurostoxx 50, che sale dello 0,02% a 4397 punti.

Partenza neutrale per il future Eurostoxx 50, che sale dello 0,02% a 4397 punti. Dopo una seduta in negativo per Wall Street (peggiore dei tre principali indici newyorkesi il Dow Jones Industrial Average, deprezzatosi dello 0,58% martedì), alla riapertura degli scambi sui mercati europei la tendenza appare più incerta. Gli investitori tornano a puntare su beni rifugio come titoli di Stato e oro a causa dell'emergere di dubbi sull'outlook per tassi d'interesse e ripresa economica, soprattutto fuori dagli Usa. A preoccupare è soprattutto il Giappone, con la pandemia di coronavirus che continua a danneggiare l'economia mentre la crisi dei chip (e di conseguenza dell'automotive) frena la terza maggiore economia globale. A inizio mese Honda aveva per altro peggiorato la guidance d'esercizio a causa della crisi dei chip: secondo Reuters l'output globale dell'azienda era calato del 30% annuo in settembre. Honda da agosto ha rivisto al ribasso la guidance due volte proprio per la carenza di componentistica elettronica. I prezzi del petrolio si muovono sui minimi delle ultime sei settimane, a conferma del fatto che l'economia globale sta marcando il passo. Sembra inoltre che l'amministrazione Usa stia chiedendo ai paesi asiatici di utilizzare le proprie scorte strategiche per permettere un calo delle quotazioni del greggio. I mercati sembrano del indirizzarsi verso una situazione "risk off". Il rendimento del Treasury Note a dieci anni è salito ieri all'1,64%, per poi ridimensionarsi (dopo l'asta da 23 miliardi di titoli con scadenza a 20 anni) nuovamente al di sotto dell'1,6%. Molto forte anche il dollaro, che contro euro è sceso fino a 1,1265 circa prima di rimbalzare in area 1,1305. Sul grafico si sta disegnando una candela "hammer" sulla base del canale ribassista che parte dal top di inizio giugno, un supporto che potrebbe anche contenere per ora la discesa e dal quale si potrebbe realizzare un rimbalzo. Il fatto che sia il dollaro sia i rendimenti Usa potrebbero invertire temporaneamente la rotta è un indizio in favore di un rialzo, almeno temporaneo, delle borse. Il governatore della Fed di Saint Louis James Bullard, ha invitato la banca centrale ad agire in fretta, a dimostrarsi più aggressiva "tack in a more hawkish direction". Thomas Barkin, il presidente della Fed di Richmond, ha spiegato che prima di alzare il costo del denaro sarà necessario attendere ancora un po' per capire a che punto si trova l'economia. "Credo sia utile avere un po' di tempo per vedere dove si trova in realtà l'economia e se ci sia la necessità di agire. Faremo quello che dobbiamo fare", ha dichiarato Barkin. Servono ora indizi che permettano di ipotizzare un ridimensionamento dell'inflazione in futuro o una crescita economica particolarmente sostenuta per rivitalizzare le borse. Che l'inflazione continui a turbare i sonni dei banchieri centrali lo dimostra l'atteggiamento della banca d'Islanda. Seðlabanki Íslands (Sedlabanki, la Banca centrale dell'Islanda) ha infatti aumentato i tassi d'interesse di 50 punti base al 2,00% dopo averli alzati di 25 punti base in ottobre e prima ancora in agosto e maggio. L'ultimo taglio (anche in quel caso di 25 punti base) era stato deciso nel novembre dello scorso anno (complessivamente nel 2020 il costo del denaro era stato abbassato di 200 punti base). "L'outlook sull'inflazione è leggermente peggiorato da agosto, in parte a causa di più persistenti aumenti dei prezzi globali, di una più rapida ripresa dell'attività economica interna e dell'innalzamento dei costi salariali. La prospettiva è che l'inflazione continui a salire nei prossimi mesi ma poi inizi a diminuire", ha dichiarato Sedlabanki, ribadendo che "applicherà gli strumenti a sua disposizione per garantire che l'inflazione ritorni all'obiettivo entro un lasso di tempo accettabile". L'inflazione cresce un po' dappertutto. Secondo quanto comunicato da Statistics Canada (l'ente nazionale di statistica di Ottawa), in ottobre il tasso d'inflazione è salito in Canada al 4,7% annuo dal 4,4% di settembre (4,1% in agosto), attestandosi sui massimi dal 5,5% del settembre 1991. Il dato è in linea con il consensus di Bloomberg. Su base sequenziale l'inflazione è invece cresciuta allo 0,7% dallo 0,2% di agosto e settembre (0,6% in luglio), anche in questo caso in linea con le attese degli economisti. Ieri era sta la volta del Regno Unito a comunicare i suoi dati. Nel Regno Unito l'Ufficio Nazionale di Statistica (ONS) ha reso noto che l'indice dei prezzi al consumo ha mostrato, nel mese di ottobre, una crescita dell'1,1% su base mensile dopo la variazione dello 0,3% a settembre, risultando nettamente superiore al consensus fissato su un incremento dello 0,8%. Su base annuale l'inflazione è cresciuta del 4,2% risultando superiore alla rilevazione precedente e alle attese (rispettivamente +3,1% e +3,9%). L'indice core ha registrato un incremento del 3,4% rispetto allo stesso periodo del 2020. L'indice dei prezzi al dettaglio (Retail Price Index) ha segnato un incremento del 6% su base annuale risultando superiore alle attese (+5,7%) e alla rilevazione precedente (+4,9%). Il future Eurostoxx 50 ieri ha disegnato una candela di piccole dimensioni (4388-4403,5 il range di giornata) posizionata all'interno della precedente: il mercato è evidentemente in cerca di nuovi spunti per decidere se proseguire o meno la fase rialzista iniziata dai minimi di ottobre o se avviare una correzione. I prezzi si muovono dal 6 ottobre dentro un canale rialzista il cui lato alto, a 4470, è il prossimo target del rialzo. Solo sotto la base del canale a 4353, coincidente con la media mobile esponenziale a 10 giorni, rischio di flessioni accentuate, dirette almeno fino a 4252, top del 6 settembre.

(AM - www.ftaonline.com)