Prima o poi tutti noi pensiamo alla pensione. Da giovanissimi, magari, non ci poniamo il problema: l’orizzonte temporale da considerare è troppo vasto, si pensa all’hic et nunc e la pensione è davvero l’ultima delle preoccupazioni. Tuttavia, con il passare degli anni, essendo sempre più addentro ai meccanismi del lavoro, si incomincia a ragionare in un’ottica diversa e si riflette su quali saranno le risorse finanziarie a disposizione per garantirsi il meritato riposo (non eterno). 

Spesso e volentieri, però, i pensionati si trovano ad affrontare contingenze che non sempre dipendono da loro, tra figli e nipoti che si muovono in un mercato del lavoro sempre più incerto e precario. Le risorse economiche per le attività a lungo sognate, insomma, rischiano di essere limitate e, talora, non basta una vita di risparmi e di attento consumerismo per essere sicuri di potersela finalmente godere. 

Perciò vi propongo una lunga guida, distribuita su più parti – via via disponibili su questo sito – per proporre idee su investimenti finanziari prevalentemente a lungo termine (ma non solo), che potranno permettere di guardare con il sorriso all’incanutirsi dei capelli e all’avanzata inesorabile dell’età. L’obiettivo è ambizioso, per cui questa guida si propone di essere valida per sempre: puoi iniziare a seguirla oggi, domani, fra un mese o anche fra dieci anni. 

Contrariamente alle proposte degli istituti finanziari, inoltre, è totalmente gratuita e ricca di esempi concreti, con un approccio metodologico che tiene in considerazione l’analisi fondamentale e l’analisi tecnica, sempre spiegate con il massimo della semplicità, affinché anche il ragionier Brambilla possa capire tutto da cima a fondo. Partiremo comunque da constatazioni di carattere generale, fondate principalmente sul buon senso. 

Quando devo guadagnare per andare in pensione felice? 

Secondo l’insigne economista statunitense Joseph Stiglitz, il PIL non è un dato che possa misurare il nostro grado di benessere e di felicità. Probabilmente ha ragione. Fuor di metafora, però, se i soldi non fanno la felicità, figurarsi se ci può rendere felici la miseria. 

Inoltre, il concetto di «decrescita felice», su cui alcuni economisti hanno fatto gran concione – non del tutto a torto, in realtà, se si rammentano le spinosissime questioni ambientali – sembra cozzare contro il sistema nel quale viviamo attualmente, ossia quello capitalistico, ormai globalizzato.

In effetti, la crescita esponenziale esiste in matematica e non in natura, per cui in un mondo con risorse finite anche la ricchezza sarà sempre finita: perciò si può mirare a una diversa distribuzione della ricchezza, senza le sperequazioni a tutti note, oppure si può tentare di ovviare a questo enorme problema, pensando al proprio orticello. 

Scopo di questa guida, evidentemente, non è quello di riscrivere un’utopia in salsa comunista, che ogni caso è da aborrire visti i risultati, ma di aiutare “les petites gens”, come Simenon definiva la gente comune (ma senza intenti denigratori), a costruire un portafoglio diversificato che permetta di avere entrate interessanti con un rischio tutto sommato contenuto.

Insomma, non c’è una risposta univoca alla domanda di inizio paragrafo, ma da sostenitori della crescita (non esponenziale) possiamo pur dire: cerchiamo di avere il più possibile!

Prima di cominciare, però, occupiamoci di una questione che da sempre ritenuta spinosa, l’inflazione, particolarmente attuale in tempo di pandemia. 

L’inflazione deve spaventare il futuro pensionato? 

Ogni consulente finanziario mette in guardia l’investitore sui pericoli causati dall’inflazione. Essa, com’è noto, riduce il potere d’acquisto del consumatore e spesso viene (erroneamente) vista come il male assoluto; lo è, a dire il vero, in tempo di stagnazione e, ancor peggio, di stagflazione, ossia quando all’aumento dei prezzi non corrisponde una crescita economica per un determinato Paese. 

Due esempi, totalmente avulsi dai nostri tempi, aiutano la spiegazione: l’iperinflazione tedesca del primo dopoguerra portò i prezzi a salire di oltre il 650% annuo, riducendo la popolazione alla fame assoluta; negli U.S.A. ciò che costava mediamente 100 dollari all’inizio degli anni ’60 si comprava a 280 dollari meno di vent’anni dopo. Nel primo caso il disastro fu assoluto, mentre al secondo si è accompagnato un lineare aumento dei redditi.   

Secondo Larry Summers, il quale riprende un concetto assai datato di Alvin Hansen, siamo con mani e piedi in una “stagnazione secolare”, dovuta all’aumento della propensione al risparmio e al decremento della propensione agli investimenti. Il fatto poi che molta ricchezza sia concentrata in poche mani va a esacerbare questa situazione, giacché chi ha già tantissimo è meno avvezzo a “rischiare” ciò che ha (senza considerare, poi, il cambiamento abissale subito dal secondo settore). 

Se non ci trovassimo in questa situazione, dell’inflazione potremmo tranquillamente infischiarcene, un po’ come nell’esempio degli anni ’70: quando inflazione e aumento dei redditi coincidono, l’equazione torna a zero. Il problema è che negli ultimi anni, a un aumento modesto dell’inflazione non si è accompagnato un aumento del PIL, né tantomeno dei redditi. 

Quindi sì, l’inflazione va purtroppo tenuta in conto e, se non la si aggira con stipendi più alti, bisognerà investire in maniera molto attenta per godersi la pensione al meglio, possibilmente senza continuare a lavorare

Esistono alternative agli investimenti finanziari? 

È lapalissiano che gli investimenti finanziari non sono l’unico modo per avere delle rendite passive. Tant’è che si potrebbe addirittura parlare di differenziare i risparmi tout court: a una certa somma destinata ai mercati – totalmente a discrezione del lettore – se ne può accompagnare una per comprare immobili e darli in locazione, in modo da ottenere proventi abbastanza costanti. 

Chi non può permettersi l’acquisto di immobili, può comunque tenere in considerazione il reselling, pratica sempre più in voga presso i giovani, da realizzarsi con capi d’abbigliamento (su tutti, le sneakers) o oggetti che aumentano significativamente di valore con il passare degli anni, se non proprio a stretto giro di posta. 

Chi invece ha a disposizione cifre ingenti può guardare al mercato dell’arte contemporanea, anche tralasciando gli inarrivabili come Basquiat, Banksy, Rothko e simili. L’ottimo articolo che allego, ad esempio, elenca alcuni nomi caldissimi tra cui Alex Da Corte, Michael Dotson, Matt Lambert. Se siete appassionati d’arte, vale la pena darci un’occhiata. 

Resta però vero che il mercato finanziario rimane uno degli strumenti più duttili per avere buone entrate, essendo adatto a tutti i profili di rischio, a patto che si abbia consapevolezza di ciò che si fa e che non ci si affidi a istituti finanziari, broker o piattaforme non sicure. Poniamo dunque le primissime fondamenta per la costruzione del nostro portafoglio.

Come si protegge un portafoglio finanziario? 

La chiave per avere un portafoglio finanziario in grado di resistere a qualunque burrasca è la diversificazione. Perciò, nel momento in cui andremo ad analizzare in profondità i titoli più convenienti e a maggiore probabilità di crescita, cercheremo anzitutto di investire con strumenti e strategie molto diverse tra di loro

Ad esempio, prenderemo in considerazione indici, azioni singole, ETF, titoli con dividendi forti e costanti, criptovalute e altro. Non solo: anche all’interno dei singoli strumenti, si cercheranno indici strutturalmente diversi, azioni che afferiscono ad asset class differenti, ETF di natura composita e via dicendo. Delle obbligazioni, che pure formeranno una parte importante del nostro portafoglio, parleremo molto più avanti. 

Non ci dimenticheremo nemmeno delle opzioni. Esse, se usate in modo appropriato, ci consentono di ridurre ulteriormente il rischio, qualora si dovessero innescare condizioni sfavorevoli o si dovessero verificare imprevisti. 

I dividendi, infatti, permettono di ammortizzare le perdite, mentre le opzioni put ci permettono di preservare i nostri risparmi anche quando ci troviamo contro trend. Eviteremo, inoltre, il cosiddetto “all in”, per cui ad ogni asset cercheremo di dedicare un margine ben definito del nostro investimento. Inoltre, per motivi strategici, manterremo in via preventiva il 30% come cash supplementare, per comprare a prezzi più bassi o, semplicemente, per le eventuali coperture. 

Tutti temi, questi, che sviscereremo poco per volta nelle prossime puntate. 

Il timing è importante? 

Per alcuni investitori a lungo termine il timing non costituisce una priorità, giacché sanno sopportare senza problemi le iniziali perdite. Viceversa, per chi opera nel breve (o nel brevissimo, come gli scalpers) il timing è addirittura essenziale, perché lo scopo è quello di guadagnare da tante operazioni eseguite in tempi molto brevi (intraday, cioè in giornata, o anche in una manciata di minuti!). 

Si tratta evidentemente di due approcci diversi: gli “holders” tentano di guadagnare con calma e vogliono avere ritorni consistenti su base annua o pluriennale; gli “scalpers” puntano sulla quantità di piccole operazioni, tentando di avere più operazioni in verde che in rosso, in genere con stop loss abbastanza stretti. 

Per i secondi l’analisi tecnica, applicata su time frame molto bassi, è molto più importante che i primi. Tuttavia, benché la nostra strategia sia prevalentemente quella degli “holders” (vogliamo avere i soldi per la pensione, non per la prossima vacanza!), agli “scalpers” ruberemo alcune mosse dell’analisi tecnica, volendo mantenere – è bene ripeterlo – un approccio a metà da tecnica e fondamentali.

D’ogni modo, anche per noi il timing sarà importantissimo: ad esempio, eviteremo il più possibile di acquistare quando il mercato è sui massimi storici, preferendo (ove possibile) i saldi; viceversa, tenteremo di andare contro trend solo quando avremo chiari segnali di inversione. 

Infine, a parte rare eccezioni, non andremo a riempirci il portafoglio di titoli sconosciuti ai più, anche per dare al lettore la possibilità di approfondire facilmente le nostre considerazioni. 

Da che cosa cominceremo?

Nella prossima parte della guida entreremo nel vivo dei nostri investimenti. Partiremo dagli indici americani ed europei e ne individueremo alcuni da acquistare, subito o a determinate condizioni, per poi analizzare le potenzialità, ancora non del tutto espresse, dell’Asia. 

Insomma, non perdete la prossima puntata! 

(1. Continua)