In questa seconda parte della guida completa al reddito da pensione (clicca qui se ti sei perso la prima) entriamo finalmente nel vivo degli investimenti finanziari, analizzando le prospettive future di alcuni importantissimi indici azionari americani ed europei, con uno sguardo interessato anche alla Cina.  

La parte di portafoglio che dedicheremo agli indici si spingerà sino al 20%: perciò, ponendo di avere a disposizione, a mero titolo d’esempio, 100.000 euro, 20.000 verranno investiti in questo modo. Si tratta dunque di una porzione assai consistente del nostro portafoglio, che ci accomuna ai piani 401k, grossomodo definibili come i fondi pensione degli statunitensi. In genere, i consulenti finanziari e gli analisti d'oltreoceano consigliano di investire i primi 10.000 euro su S&P500.

In questa sezione, tuttavia, sarà fondamentale individuare il timing perfetto e il livello d’entrata che ci soddisfa, giacché una prima difficoltà si palesa all’orizzonte: i maggiori indici americani sono nei pressi dell’ATH, cioè del massimo storico, aggiornato di seduta in seduta con una costanza che, invece di rassicurarci, ci preoccupa. 

Un discorso non tanto dissimile si dovrà fare anche sugli indici europei, benché il nostro FTSE-MIB abbia un upside decisamente interessante. La Cina, inoltre, rappresenta poi un’opportunità straordinaria. 

Qual è il migliore indice americano? 

L’indice americano che ha performato meglio anno su anno è il Russell 2000, che ha aumentato di quasi il 50% il suo valore. Eppure, trattandosi di un indice con aziende a piccola-media capitalizzazione è maggiormente soggetto alla volatilità e non rappresenta un investimento particolarmente sicuro né lungimirante. 

La nostra attenzione va rivolta, invece, ai tre giganti: Dow Jones, S&P500 e Nasdaq. Il primo è composto dalle 30 blue chip più rilevanti d’America e non può dunque riflettere tout court l’andamento di Wall Street, essendo decisamente limitato. Dei tre è quello meno interessante per il portafoglio, dacché cercheremo di superarne le performance da una scelta oculata di azioni singole, oggetto di un’altra parte di questa guida. 

S&P500 e Nasdaq, invece, entrano di diritto nel nostro portafoglio, senza tante discussioni. Sebbene il loro andamento sia stato nell’ultimo anno molto simile (S&P500 +32%; Nasdaq +36%), la loro composizione è assai diversa: S&P500 è dei due il più diversificato, abbracciando aziende di tutti i settori; Nasdaq è invece decisamente sbilanciato dalla parte dei titoli tech. 

Le performance straordinarie di questi due indici ci convincono a destinarli al nostro portafoglio; eppure, le quotazioni davvero altissime – al netto di una situazione economica evidentemente meno rosea rispetto a quella dei mercati – ci spingono a procedere con cautela. 

Quando comprare Nasdaq e S&P500? 

In una prospettiva a lungo termine, come già evidenziato, il timing incide minimamente nelle nostre scelte. Tuttavia, uno storno sugli indici americani, in concomitanza con il tapering e con il “ritorno alla realtà” cui prima o poi dovremmo assistere, non solo è probabile, ma è pure auspicabile: la formula “stocks only go up”, quasi veritiera nell’ultimo anno e mezzo, verrà prima o poi smentita. 

In altri termini, prima o poi ci sarà un riallineamento tra finanza ed economia e ciò che sinora è stato garantito dal quantitative easing può essere controbilanciato soltanto da un ritorno alla piena occupazione: stanti le condizioni pandemiche, nonostante il miglioramento complessivo prodotto dalle campagne vaccinali, l’obiettivo sembra una chimera.  

Se comprare adesso è rischioso e poco accorto, quando posizionarsi allora? 

La risposta più facile è dopo uno storno deciso, con una correzione del 10-15% dai livelli attuali. Spaventa, in particolare, la velocità con cui S&P ha raddoppiato il suo valore, in un’euforia letteralmente mai vista, come dimostrano i seguenti dati storici, che indicano il tempo di ripresa dai minimi: 

  • 29/04/1942: 1105 giorni; 
  • 13/06/1949: 1753 giorni; 
  • 03/10/1974: 2139 giorni; 
  • 12/08/1982: 1217 giorni; 
  • 11/10/1990: 1854 giorni; 
  • 09/10/2002: 1822 giorni; 
  • 09/03/2009: 779 giorni; 
  • 23/02/2020: 511 giorni. 

In breve, comprare ai massimi, aggiornati anche durante l’estate in modo indefesso, è sconsigliato, pure in una prospettiva di lunghissimo termine. Perciò, aprire e tenere posizioni da questi livelli:

  • S&P500: ai 4100 punti, ove si colloca la conversion line Ichimoku mensile.
  • Nasdaq: a 14150, in saldo di quasi il 10% da ora, quando la baseline Ichimoku settimanale e una linea del ventaglio di Gann invitano a nuovi acquisti. 

Nel lungo termine, comunque, questi indici perfomeranno entrambi in modo straordinario.

Nasdaq e DAX aumenteranno il loro valore? 

Apparentemente, correlare Nasdaq e DAX è un po’ come mangiare i cavoli a merenda: al di là della globalizzazione e della pandemia, l’indice tecnologico americano e il più importante indice europeo hanno poco o nulla da spartire. 

Le considerazioni che seguono, ingiustificate dal punto di vista macroeconomico, nascono però dall’osservazione attenta del curioso andamento che i due hanno seguìto. Il fatto che il Nasdaq sia quotato in dollari e il DAX in euro sarebbe da tenere a mente, ma non è rilevante ai nostri fini. 

In particolare, nell’ultimo anno e mezzo circa, la forbice si è sempre mantenuta tra i 2000 e i 200 punti, con un sorprendente ma riassorbito (all’8/09) sorpasso del Nasdaq sul DAX. A livello pratico, ciò significa che quando la distanza è vicina ai 200 punti – scenario attuale – sarà bene acquistare il DAX; quando si aggira sui 2000 punti – scenario che ora appare lontano, ma ricordiamoci della correzione di cui si diceva prima, teoricamente più pronunciata negli indici USA – si dovrà comprare il Nasdaq. 

I traders di brevissimo, breve e medio termine, un po’ avulsi dai nostri pensieri, potranno anche aprire in contemporanea posizioni short e long, sfruttando le divergenze o facendo hedging nel caso in cui ambedue progrediscano o stornino. 

Quali indici europei conviene comprare? 

S’è detto che il DAX è l’indice europeo più importante e scommettere sui tedeschi, turandosi il naso per chi non li ha in simpatia, è mossa giusta. Certo, la demiurga Merkel è in uscita, ma lascia in eredità al successore una Germania al centro dell’Europa e con eccellenti relazioni internazionali sia oltreoceano che in Asia (Russia e Cina), in una sorta di ragionevole equidistanza dai due blocchi. 

Nonostante l’Europa appaia fragile poiché unita solo a livello monetario – non c’è anzitutto un esercito comune che possa liberarci dalla sudditanza agli Stati Uniti – la Germania è dinamica, all’avanguardia e proiettata verso il futuro. Il DAX, costituito da 30 componenti abbastanza eterogenei, ne rispecchia bene l’anima. 

Senza entrare nei dettagli, il DAX, anche se gonfiato del 20% anno su anno, è un acquisto sicurissimo per il lungo termine e la Germania, al netto di qualche incertezza sul suo futuro politico, è pronta a ripartire a marce forzate dopo la sperabile conclusione del periodo pandemico. 

Il nostro caro MIB, come ho dimostrato altrove, è l’altro indice europeo da comprare. Infatti, finalmente le incognite non superano le certezze: l’effetto Draghi è positivo per i mercati e le scosse telluriche della politica, se contenute con la giusta determinazione, non dovrebbero spaventare troppo Milano. 

Ricordo poi che il MIB è un indice tutto sommato economico, ancora molto distante dal massimo storico, e con margini di crescita estremamente interessanti. Perciò è un buy immediato. 

L’indice cinese è da comprare? 

La Cina meriterebbe delle riflessioni macroeconomiche ben più estese della desultoria sintesi che qui vi propongo. Lectio brevis: Xi-Jinping è più preoccupato alla distribuzione della ricchezza che allo stato di salute delle aziende del Dragone e, pur in un’ottica ipercapitalista, teme che il divario sociale incrini la sua democratura.

Perciò l’indice A50 è attorno alla parità nella variazione anno su anno, ma sotto di oltre il 20% dal massimo registratosi a inizio anno. Alcune aziende, inoltre, specie quelle afferiscono ai settori tech, immobiliare, sanitario e dell’educazione, sono state colpite con ancor più veemenza: di Alibaba, ad esempio, ho dato conto qui

Molti di questi titoli appaiono come appetibili e meritano ulteriori riflessioni, ma l’indice stesso può tornare a ruggire presto, soprattutto se le politiche del partito unico saranno più accomodanti. Nulla da eccepire, poi, sull’ambiziosissimo progetto “Belt and Road” che porterà la Cina a scalzare (se non lo ha già fatto) gli Stati Uniti dallo scranno di prima potenza mondiale, almeno dal punto di vista economico. 

Scommettere sulla Cina per i prossimi due, cinque, dieci e vent’anni è più che ragionevole e i profitti a lungo termine potrebbero essere stellari. 

Come suddividere la parte destinata agli indici? 

Abbiamo dunque consigliato di acquistare S&P500 e Nasdaq ai livelli più opportuni; DAX, FTSE-MIB e A50 (l’indice cinese) anche subito. A questi indici suggeriamo di destinare queste percentuali: 

  • 5% su S&P500, vista la sua resilienza anche nei momenti più difficili; 
  • 4% sul Nasdaq, l’indice che perfomerà presumibilmente meglio nel medio termine e che comunque riprenderemo spesso con le azioni; 
  • 4% DAX, il migliore degli europei e quello che ci garantisce maggiore stabilità; 
  • 4% FTSE-MIB, nell’attesa del ritorno ai massimi e con attenzione al disinvestimento qualora l’instabilità politica si profili all’orizzonte; 
  • 3% su A50, con possibilità di aumentare su questo indice raccogliendo i frutti dagli altri investimenti (non solo sugli indici). 

Ecco dunque costruito il nostro primo 20% del portafoglio. Nella prossima puntata cominceremo il nostro viaggio attraverso le azioni più interessanti per i prossimi anni. I mercati di riferimento saranno quello americano e quello italiano, con interessanti incursioni in stati europei diversi dal nostro e nei meandri (non tanto) segreti dell’Asia. 

A chi affidarsi, infine, per evitare fregature? Lo spiegheremo più avanti in questa guida, ma già preliminarmente ci si può affidare a delle banche (online) come Fineco, se si vuol procedere in maniera quasi autonoma; in alternativa, è bene scegliere tra i tanti ottimi professionisti a nostra disposizione: ad esempio, Banca Patrimoni Sella & C. è una garanzia italiana, ma anche in UK WieldMore Investment Management parla italiano ed è una giovane eccellenza.  

(2. Continua)