Dopo una chiusura d'ottava in sell-off per Wall Street (peggiore dei tre principali indici newyorkesi il Nasdaq, crollato del 4,17% venerdì), l'inizio della nuova settimana sui mercati asiatici è ancora in negativo, per quanto con toni decisamente più moderati. Protagonista è la Cina, nonostante le piazze di Shanghai e Shenzhen rimangano ferme (riapriranno solo giovedì 5 maggio) per il lungo ponte della Festa dei lavoratori che vede chiusa (in questo caso per una sola sessione) anche Hong Kong. L'indice Pmi manifatturiero ufficiale di Pechino è sceso in aprile a 47,4 punti dai 49,5 punti di marzo, contro i 48,0 punti del consensus di Reuters. L'indice Caixin Pmi della Cina, elaborato da S&P Global, è invece calato a 46,0 punti dai 48,1 punti di marzo. Il dato, che si confronta con il declino a 47,0 punti del consensus, si consolida sui minimi dai 40,3 punti del febbraio 2020, quando Pechino era alle prese con lo scoppio della crisi del Covid-19. Il clima ribassista viene confermato dalla perdita intorno allo 0,40% dell'indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso.

Sul fronte valutario il Bloomberg Dollar Spot Index, paniere che monitora la divisa americana nei confronti delle altre dieci principali monete, segna un netto rialzo intorno allo 0,30% a fronte di un crollo di circa lo 0,50% per lo yen sul biglietto verde. A Tokyo il Nikkei 225 perde lo 0,11% (andamento simile per l'indice più ampio Topix, deprezzatosi dello 0,07%). Sul fronte macroeconomico, in aprile l'indice Pmi Jibun Bank del Giappone stilato da S&P Global è sceso a 53,5 punti dai 54,1 punti di marzo, contro i 53,4 punti della lettura preliminare. Lo scorso mese l'indice della fiducia dei consumatori nipponici è salito a 33,0 puni dai 32,8 punti di marzo. Il dato rimane comunque sotto la soglia di 50 punti che separa fiducia da pessimismo ormai dal marzo 2006. A Seoul è intorno allo 0,40% la flessione del Kospi, mentre a Sydney è stata dell'1,18% la contrazione dell'S&P/ASX 200 in chiusura.

(RR - www.ftaonline.com)