Alessandro Tentori, Chief Investment Officer di AXA IMItalia

Continua la serie di sorprese positive sull'indicearmonizzato dei prezzi al consumo (HICP). La mediana degli economisti di WallStreet convergeva su stime di una lieve decelerazione dell'inflazione mensiledopo il forte dato di maggio (+0.8%). Invece, la variazione mensile dell'HICP èconfermata a +0.8% per il mese di giugno, equivalente a un aumento dell'8.6% subase annua. Nonostante l'inflazione in Germania, che risulta artificialmentecontenuta grazie all'introduzione del prezzo fisso di nove Euro per i trasportiregionali (da qui il temporaneo rallentamento dell'inflazione "core"), siamo difronte al dato più forte da quando è in vigore la moneta unica.

Sono due gli aspetti che vorrei brevemente toccare:

  1. Alla lucedelle continue pressioni sulle materie prime, della persistenza del conflittoRussia/Ucraina, nonché delle evidenti strozzature logistiche, l'outlook perl'inflazione in Eurozona non può che essere positivo. Non escluderei inoltre divedere una inflazione a doppia cifra nei prossimi mesi, come già riscontriamoin Spagna per esempio. Anche la BCE ha "gettato la spugna" prevedendo una inflazioneche sarà più alta per più a lungo (Lagarde ha addirittura annunciato che l'eradell'inflazione bassa sarebbe finita).

  2. L'inflazione è ai massimi del periodo Euro, senza peraltro riscontrare ancorauna significativa pressione salariale (i salari "negoziali" sono aumentati del2.8% nel primo trimestre). È quindi più che lecito domandarsi a che livelli diinflazione andremmo incontro in uno scenario di spirale tra prezzi e salari.Non è solo l'outlook dei prossimi mesi a preoccupare (le curve swap prezzanol'inflazione a +6.2% per i prossimi dodici mesi), ma anche quello per iprossimi anni. Basti ricordare le motivazioni di Jay Powell per il recenteaumento dei tassi da di 75 punti base: Le aspettative di lungo periodo stannoaumentando. Il Survey of Professional Forecasters (SPF) prevede negli USA unainflazione media del 3.4% per i prossimi cinque anni.

Ovviamente, l'accelerazione dei prezzi incute timore aimercati, che da qualche settimana si domandano incessantemente quanto probabilesia una recessione. Nelle nostre ultime stime, non prevediamo una recessioneper i prossimi 12 mesi, né negli Stati Uniti né in Eurozona, ma non nascondoche anche io comincio a preoccuparmi. È vero i dati macro sono ancorarelativamente stabili e non possiamo escludere che l'attuale rallentamentociclico sia frutto di un connubio tra i ripetuti lockdown Cinesi e l'avversioneal rischio dovuta al conflitto in corso.

Però è anche vero che pilotare l'economia verso un "softlanding" è un esercizio complesso, costantemente a rischio di folate diinflazione piuttosto che di sorprese negative sui dati reali. Di sicuro – se miconsentite questo eccesso di certezze – le banche centrali avranno da faredelle scelte, esposte come sono tuttora al classico dilemma di politica monetaria:In presenza di uno shock asimmetrico, cioè inflazione e rallentamento dellacrescita economia, cosa fare? Alzare i tassi per combattere l'inflazione?Abbassarli per stabilizzare la congiuntura? Questo trade-off implicaincertezza. Incertezza implica rischio.

(AC - www.ftaonline.com)