Il CBOE VIX nato per calcolare la volatilità implicita nel prezzo delle opzioni sull'S&P500 (call e put) è stato usato spesso per cercare di anticipare inversioni del mercato o per determinare il sentiment sulle piazze azionarie. E' stato definito da molti il "fear gauge" ovvero indice della paura, cercando di associare a valori alti del VIX un forte timore degli investitori ad avere nel proprio portafoglio attività rischiose. Alti livelli del VIX hanno spesso comportato una situazione di RISK-OFF sui mercati.

Il VIX in questi giorni “dovrebbe” quindi trovarsi sui massimi sulla scia delle forti tensioni geopolitiche (il primo ministro inglese David Cameron ha appena alzato il livello di sicurezza per eventuali atti terroristici) e dell’incertezza sulle politiche monetarie delle principali banche centrali.

Invece l’indice VIX si attesta a 12,26 poco al di sopra di quota 10,28, bottom degli ultimi 7 anni.

Crediamo che il VIX debba essere letto in un modo totalmente diverso, nè anticipatore (le informazioni vengono scontate su tutte le piazze finanziarie in egual misura) ma neppure indicatore di fiducia. Un valore molto basso del VIX non implica che il mercato sia in un perfetto stato di salute ma solamente che la volatilità “realizzata” dagli operatori di mercato sull’S&P500 è minima. Valori bassi del VIX non assicurano in alcun modo tranquillità e non anticipano con sicurezza un’inversione di tendenza. Un valore basso del VIX riflette solamente il comportamento degli investitori che nell’attuale momento di mercato (tassi d’interesse su livelli bassi) non si fanno né prendere dall’euforia degli acquisti né prendere dagli attacchi di panico di vendere il prima possibile.