Chiusura in forte calo per i listini europei in una seduta caratterizzata dal tonfo del comparto bancario, risultato tra i peggiori settori. Piazza Affari è risultata tra le peggiori piazze finanziarie del Vecchio Continente, con un calo del 2,87%, complice il tonfo dell’intero comparto bancario e di alcuni titoli ad alta capitalizzazione, come Enel (-6%) e Unicredit (-5,5%). I titoli del settore finanziario sono finiti sotto pressione per un mix di fattori riguardanti:

  1. le trimestrali sotto le attese per molte banche italiane e una serie di revisioni di giudizi di alcune banche d’investimento sugli istituti principali;
  2. le multe annunciate dall’autorità di vigilanza britannica (FCA) e dal CFTC a 6 grandi banche internazionali (HSBC, Royal Bank of Scotland, UBS, JP Morgan Chase, Citibank e Bank of America);
  3. l’attesa di dati negativi nelle prossime sedute sul fronte inflazione e Pil per i Paesi dell’eurozona.

Le tensioni non hanno avuto riflessi sul comparto governativo, dove i rendimenti sul Btp a 10 anni sono saliti in misura marginale passando dal 2,34% al 2,37%. I timidi segnali di avversione al rischio hanno portato degli acquisti sul decennale tedesco, con lo spread Btp-Bund allargatosi a 156 punti base.

Monte dei Paschi di Siena, panic sell sul finale

Sul finale di seduta si sono intensificate in maniera massiccia le vendite su Banca Monte dei Paschi di Siena (-6,5%), sospesa più volte per eccesso di ribasso. A pochi minuti dalla pubblicazione della trimestrale, tra gli investitori si è diffuso il panico e i volumi sono letteralmente schizzati. Sembra essere ormai scontato che la banca di piazza Salimbeni vada incontro al decimo trimestre consecutivo in perdita, l’unico dubbio riguarderebbe l’entità della stessa. Sul titolo continuiamo a raccomandare cautela nei prossimi mesi, almeno sino a quando non sarà completato il piano di aumento di capitale da 2,5 miliardi di euro deciso la scorsa settimana. Sebbene il pool di banche che partecipano all’operazione si siano impegnate a pre garantire la copertura dell’aumento di capitale, gli investitori potrebbero leggere in maniera negativa il mancato collocamento tra il pubblico delle nuove azioni. Questi nostri timori trovano conferma nella decisione della Consob di inizio settimana, che ha deciso di prolungare il divieto di vendite allo scoperto sul titolo sino a fine gennaio. Confermiamo il target price di 0,50 euro.