Sorprende tutti la Bce, che nella riunione odierna ha spiazzato gli operatori con una sostanziale variazione della politica monetaria. In particolare, le decisioni hanno riguardato due fronti specifici, ovvero:

  • annuncio di un nuovo round di prestiti alle banche (denominata TLTRO-III) che partirà da settembre 2019 e terminerà a Marzo 2021, con cadenza trimestrale e ognuna con una maturity di 2 anni. Le banche saranno in grado di richiedere fino al 30% dello stock di prestiti eligibili alla data del 28 febbraio scorso, al tasso di rifinanziamento principale (MRO). La TLTRO-III mirerà a mantenere alte le condizioni di credito;
  • cambiamento della forward guidance, con i tassi che rimarranno a questi livelli almeno fino alla fine del 2019, allungando i tempi rispetto alla precedente versione (“almeno fino all’estate 2019”).

Tali decisioni sono state supportate da un taglio delle stime di  crescita del Pil (ora visto a +1,1% nel 2019, +1,6% nel 2020 e +1,7% 2021) e inflazione (1,2% nel 2019, 1,5% nel 2020 e 1,6% nel 2021), con l’outlook che rimane appesantito da una serie di downside risk che hanno danneggiato la fiducia dei consumatori.

Sebbene ci fosse un consenso per il lancio della nuova TLTRO, i dettagli hanno certamente stupito, soprattutto con riferimento al timing. Probabilmente gli operatori erano pronti per una partenza anticipata rispetto a quella annunciata (settembre 2019). Le motivazioni del timing fanno in qualche modo riflettere. Annunciare un’operazione con così largo anticipo è senz’altro una novità per la Bce. Ancora più sorprendete è poi la decisione di modificare la forward guidance, che non era nelle attese per la riunione odierna e non nei termini decisi (ovvero fino a dicembre). Il mercato già da tempo stava scontando marzo 2020. Draghi ha giustificato la questione mettendo al centro la credibilità, sostenendo che allungare la forward guidance fino a marzo prossimo avrebbe minato la credibilità (non fu così quando lo fece a giugno 2018) e non c’era un buon tradeoff tra il tenere i tassi bassi per troppo tempo e gli effetti negativi che questi hanno sulle banche.