Le decisioni di oggi in qualche modo legano le mani anche al futuro presidente della Bce, che non potrà ripetere l’esperienza di Draghi (ritoccò i tassi alla sua prima riunione) e dovrà condurre le operazioni TLTRO. L’impressione che abbiamo è che la Bce sia stata costretta ad annunciare delle misure straordinarie per non deludere il mercato e compromettere troppo il clima di fiducia, già appesantito dal forte rallentamento economico in atto nel Vecchio continente. In altri tempi, probabilmente la decisione sarebbe arrivata con una o al massimo due meeting di anticipo rispetto alla partenza. Per quanto riguarda la forward guidance, probabilmente il mercato si aspettava qualcosa in più, dato che alcuni strumenti a termine incorporavano tassi fermi almeno fino alla primavera 2020.

Il mercato ha reagito inizialmente bene alle notizie, salvo poi ritornando sui livelli pre annuncio. La motivazione potrebbe risiedere nel fatto che almeno una parte delle notizie era attesa (TLTRO), anche se prima rispetto alla partenza effettiva, mentre quella sulla forward guidance potrebbe aver deluso le attese.

Forte rally dei titoli governativi, con rendimenti in discesa in maniera disomogenea. Il decennale italiano è arrivato al 2,50%, livelli che non vedeva da luglio scorso. Complice di ciò lo spread è tornato verso 240 punti base, minimi da fine gennaio. Nonostante tutto, i titoli bancari a Piazza Affari sono stati bersagliati dalle vendite, tipico effetto di sell on news.

L’euro si è deprezzato verso le principali valute mondiali, con il cambio Eur/Usd sceso sui minimi di febbraio a 1,1240 e inizia a vedere il livello di 1,12.