Ennesima seduta di passione per i listini europei, che chiudo così la settimana con un pesante segno meno. Particolarmente penalizzato il Dax (peggior listino europeo), che ha messo a segno la più brutta performance settimanale da fine luglio (-4,3%), portando il calo cumulato delle ultime tre settimane a oltre il 10%. L’indice si è portato così ai minimi da un anno e questo potrebbe aprire a una nuova fase discendente. Anche i listini statunitensi sono preda della volatilità. L’indice VIX oscilla in area 19%, poco sotto i picchi di febbraio (21,5%) e questo mostra come il sentiment degli operatori rimanga ancora molto fragile. I mercati sembrano temere anche i timori di una diffusione del virus dell’ebola. Un simile scenario potrebbe penalizzare i mercati nelle prossime settimane. I casi di contagio negli ultimi giorni sono cresciuti, soprattutto in Europa. Saranno da monitorare gli sviluppi del week end che potrebbero condizionare i mercati il prossimo lunedì. Raccomandiamo cautela nelle prossime sedute.

Germania, Merkel sul banco degli imputati

Il flusso di dati macro arrivati da Berlino questa settimana è stato a dir poco pessimo, soprattutto se consideriamo che queste figure hanno interessato un settore storicamente strategico come quello industriale. Ora sul banco degli imputati sale Angela Merkel. Lunedì mattina il governo rivedrà frettolosamente le stime di crescita per il 2014 e per il 2015, ora ferme a +1,8% e +2%. Ci aspettiamo, un taglio consistente di 0,6 – 0,8 punti percentuali. Dopo il calo del Pil del 2° trimestre dell’anno (-0,2% t/t), crediamo che la recessione tecnica sia ormai inevitabile, date le nostre attese di una crescita negativa anche nel 3° trimestre. I brutti dati macro tedeschi a distanza da qualche giorno del meeting della Bce ha giustificato, a nostro avviso, la brutta reazione degli operatori. L’allontanamento dell’ipotesi di un vero e proprio QE, in un contesto di così veloce deterioramento dell’economia, è stato interpretato dagli investitori come un brutto segnale. L’Europa continua a pagare il ritardo di una politica monetaria veramente espansiva.