Ma ai mercati cosa interessa che gli scozzesi per la seconda/terza volta siano interessati a essere “liberi” dall’egemonia inglese? Importa molto. Moltissimo. Le due economie (inglese e scozzese) ormai sono diventate un unico sistema che sarebbe molto difficile separare. Gli indipendentisti scozzesi avrebbero il desiderio di seguire l’esempio dei paesi scandinavi, replicando soprattutto il buon andamento dell’economia norvegese basata sul petrolio. Sicuramente a livello economico la perdita dei pozzi petroliferi del Mar del Nord sarebbe un durissimo colpo per l’economia inglese ma ci sono altri punti che porterebbero tensioni elevatissime. Molte aziende di successo britanniche hanno sede in Scozia (come Royal Bank of Scotland che ha allarmato di poter abbandonare il paese in caso di una vittoria del “SI”).

C’è poi tutto il discorso della valuta. Gli scozzesi vorrebbero mantenere la sterlina ma la Bank of England si è già opposta. Probabile che in caso di vittoria dei “SI” la Scozia dovrebbe adottare una nuova valuta o chiedere di essere ammessi nella Zona Euro. Ogni soluzione richiederebbe comunque tempi molto lunghi. E conseguenze economiche rilevanti.

Noi riteniamo che, alla fine, vincerà il “NO”. Troppe autorità politico/economiche si sono schierate per mantenere il Regno Unito intatto. Gli stessi broker delle scommesse online (che ovviamente quotano il referendum) danno probabilità molto basse per la vittoria degli indipendentisti. Le paure degli investitori dopo il recente sondaggio di YouGov, che aveva evidenziato un vantaggio di 2 punti percentuali per il “NO”, sono state allentate dopo la pubblicazione dell’ultimo poll prodotto da Survation per Daily Record (10 settembre) che ha mostrato ancora un buon vantaggio per gli unionisti (47,6% contro 42,4%).