Il dollar index, paniere che misura la forza del biglietto verde rispetto alle principali valute internazionali, mostra un leggero calo nonostante le cifre macroeconomiche pubblicate in giornata negli Stati Uniti siano state particolarmente positive. Le richieste settimanali di sussidi di disoccupazione sono scese e sono state inferiori alle attese del consensus, l’indice PMI manifatturiero calcolato da Markit Economics è salito a agosto a 58 punti, massimo da aprile 2010, molto bene anche il superindice (leading indicators) che ha registrato a luglio un +0,9% rispetto al +0,6% del consensus, le vendite di case esistenti hanno evidenziato un aumento del 2,4% (aspettative -0,5%) e l’indice della FED di Philadelphia è salito a 28 punti (consensus a 19,7p).

Il biglietto verde pero’ non ha guadagnato ulteriore terreno. Riteniamo che molti investitori abbiano deciso di fare delle prese di profitto dopo i forti guadagni del dollaro dei giorni scorsi sulla scia della pubblicazione delle minute dell’ultimo meeting del FOMC in attesa degli importanti interventi dei governatori centrali a Jackson Hole.

Oggi infatti comincia il simposio annuale di Jackson Hole nel Wyoming dove si incontrano i principali banchieri centrali del globo che discuteranno di politica monetaria e soprattutto di dinamiche sul comparto del lavoro.

Grande attenzione per le parole del presidente della Federal Reserve, Janet Yellen, che terrà il proprio discorso nel primo pomeriggio di domani e, in serata, poi sarà il turno del governatore della banca centrale europea, Mario Draghi.

Dopo la pubblicazione dei verbali dell’ultima riunione della commissione operativa della FED che hanno mostrato un lieve spostamento dei membri votanti per un’accelerazione del processo di uscita da una lunga politica monetaria accomodante della banca centrale USA. Le parole della Yellen di domani potrebbero dare ulteriori indicazioni sulle tempistiche di un possibile rialzo del costo del denaro con il possibile annuncio del cambio delle forward guidance nei prossimi mesi (in concomitanza con la fine del processo di acquisto di titoli governativi, al momento pari a 25 mld di dollari al mese).