Proseguono deboli i listini azionari Usa dopo i dati incoraggianti arrivati dall’ISM non manifatturiero di luglio. Il dato è salito a 58,7 punti contro i 56 di giugno, segnalando il 54esimo mese consecutivo di espansione. Si tratta anche del valore più alto mai registrato da quando è iniziata la serie storica nel 2008. All’interno del dato segnali incoraggianti sono arrivati da tutte le voci (nuovi ordini, produttività e occupazione). Le figure hanno messo le ali al dollaro Usa, che ha guadagnato terreno verso le principali valute. Il Dollar Index, che rappresenta la performance della divisa Usa verso un paniere di valute, ha toccato i nuovi massimi da settembre scorso. Come accade spesso nelle ultime settimane, gli acquisti sul dollaro sono una testimonianza diretta:
1. del miglioramento dell’economia a stelle e strisce;
2. e delle aspettative di una politica monetaria restrittiva della Federal Reserve.

Sulla base di questo ragionamento, gli investitori hanno venduto Treasury, riportando il rendimento sopra il 2,5% sulla scadenza a 10 anni. Il rialzo dei rendimenti in Usa ha contagiato anche l’Europa, con il rendimento sul Bund a 10 anni tornato a 1,17% dall’1,14% di ieri. Forti vendite hanno interessato anche i titoli della periferia della zona euro, in scia alla debolezza dei rispettivi listini azionari. In Europa, la maglia nera è toccata a Milano e Madrid, complice qualche segnale di deterioramento del sentiment degli investitori visti i segnali macro troppo deboli. In proposito, domani sono attese le figure sul PIl italiano del secondo trimestre, la cui crescita è attesa intorno allo 0%, come già scontato dal mercato.

EUR/USD

Prosegue la discesa dell’euro verso il dollaro, con il cambio che oggi ha toccato i nuovi minimi da novembre 2013 a 1,3360. Il cambio potrebbe a questo punto tentare un test all’1,3300 giovedì, quando Mario Draghi prenderà la parola da Francoforte per illustrare nuovi dettagli sulla TLtro che ci sarà a settembre. Dal punto di vista tecnico, non ci sono più appigli utili che potrebbero evitare un test a 1,3300 questa settimana. Molti si chiedono come si comporterà il cambio una volta raggiunto questo target. Vista l’importanza strategica di questo supporto, è lecito attendersi un tentativo di reazione e consolidamento sopra tale livello. Eventuali ricoperture potrebbero scattare a seguito di dati macro europei migliori delle attese o statunitensi peggiori del consenso. Il target più importante rimane a 1,3445, massimi della scorsa settimana. L’eventuale cedimento del supporto a 1,33, potrebbe portare a un’estensione della flessione verso quota 1,3250 (secondo dei ritracciamenti di Fibonacci nell’ascesa partita dai minimi del 2012).