Mancano meno di 48 ore alla conferenza stampa del governatore della BCE Mario Draghi. Tutti gli operatori sono in attesa di valutare le dichiarazioni del numero uno dell’istituto di Francoforte dopo le parole già espresse nel Simposio di Jackson Hole negli Stati Uniti. Noi riteniamo che, per il momento, Draghi e gli altri banchieri centrali del Vecchio Continente siano intenzionati a valutare gli effetti delle manovre annunciate a giugno (tassi negativi sui depositi, aste di rifinanziamento mirate T-LTRO e la rivitalizzazione del mercato degli ABS) sull’economia reale prima di promuovere nuovi stimoli monetari. Ci aspettiamo, quindi, che Draghi possa utilizzare toni particolarmente accomodanti (“dovish”) e sceglierà solamente di ottimizzare/finalizzare le misure già annunciate lasciando sempre la porta aperta a un piano di QE/CE massiccio in caso di forte aumento dei rischi di deflazione.

DOLLAR INDEX SUI MASSIMI DEGLI ULTIMI 13 MESI

Il dollar index sui massimi da luglio 2013 al di sopra degli 83 punti dopo l’ennesimo dato macroeconomico positivo. L’indice ISM manifatturiero ha evidenziato nel mese di agosto una forte accelerazione salendo a 59,1 punti, ben superiore alle attese del consensus. Soprattutto il sotto-indice relativo agli ordini ha toccato massimi da aprile 2004. Le cifre portano a pensare che la FED sia sempre piu’ orientata verso un cambio radicale delle proprie strategie monetarie. Le nostre previsioni sono fissate per una fine del QE nel mese di ottobre e un rialzo del costo del denaro nel primo trimestre 2015. Ci aspettiamo un dollaro forte nei prossimi mesi.

TRABALLA LA STERLINA UK, REFERENDUM SCOZIA INCERTO

Seduta debole per la sterlina britannica che risente notevolmente dell’incertezza sul referendum relativo all’indipendenza della Scozia dalla Gran Bretagna. A due settimane dal voto (18 settembre) YouGov ha pubblicato i recenti sondaggi che hanno evidenziato un forte recupero dei “si” (ovvero degli scozzesi favorevoli all’indipendenza), arrivati a solo 6 punti percentuali dai “no” (53% no, 47% si). Qualche mese fa la differenza era di oltre venti punti percentuali. Riteniamo che l’incertezza sull’esito del voto possa avere un effetto negativo nel breve termine per la sterlina.