Settimana abbastanza povera di dati macroeconomici di particolare rilevanza. Gli addetti ai lavori sembrano già guardare alla prossima ottava quando avremo il meeting della commissione operativa della FED (FOMC) e i dati sull'inflazione della Zona Euro.
Le cifre sull'andamento dei prezzi al consumo di Eurolandia sono particolarmente attese dopo le dichiarazioni di Draghi sull'unanimità dei membri del Governing Council a utilizzare misure non convenzionali per evitare alla Zona Euro di finire in deflazione e mantenere cosi' inalterate le aspettative di medio termine (inflazione al 2%). Crediamo che tali cifre siano fondamentali per determinare i prossimi step di politica monetaria della BCE. Gli esperti dell'istituto di Francoforte si aspettano una ripresa forte dell'inflazione dopo il forte calo di marzo (0,5% a/a rispetto allo 0,7% di febbraio). Se l'indice dei prezzi al consumo dovesse, invece, mantenersi su livelli bassi (inferiore o vicino allo 0,5%) aumenterebbero notevolmente le possibilità di un accelerazione di un lancio da parte della BCE di misure non convenzionali per sostenere le attività economiche dell'Eurozona. Molto probabile potrebbe essere un piano di QE in salsa mediterranea. Ovvero seguire l'esempio delle altre banche centrali (FED, BoE e BoJ) ma con un progetto di QE modificato secondo le esigenze dei membri del Governing Council.
In settimana bisogna comunque tenere sotto controllo i dati macro di domani sugli indici PMI preliminari (Francia, Germania, Zona Euro) e le minute dell'ultima riunione della Bank of England. Giovedì sarà il turno dell'indice IFO tedesco e gli ordini di beni durevoli negli States.
Interessante anche il meeting della banca centrale della Nuova Zelanda che potrebbe incrementale il costo del denaro dal 2,75% al 3%.