Tonfo delle borse mondiali nel giorno in cui l’Argentina va incontro al suo secondo default degli ultimi 13 anni. Sebbene la questione argentina abbia ancora un effetto mediatico importante, non riteniamo di poter affermare che i cali delle borse siano dovuti a questo evento. Rispetto alla crisi del 2001, il default di oggi dipende da una sentenza di un giudice statunitense che impongo a Buenos Aires di non rispettare la seniority del debito ristrutturato e di scavalcare i creditori che hanno accettato questa ristrutturazione, a favore degli Hedge Fund (holdout). Ci aspettiamo che un accordo venga trovato, soprattutto attraverso l’intervento del settore privato (probabilmente le banche), che potrebbe acquistare il debito in mano agli hedge fund, mettendo fine alla disputa tra quest’ultimi e il governo Cristina Fernández de Kirchner.
I cali di oggi sono imputati piuttosto alle brutte indicazioni che continuano ad arrivare dalla zona euro. Alcune trimestrali arrivate da più fronti in Europa hanno alimentato i dubbi sulla ripresa di Paesi chiave come la Germania. Anche la situazione della Banca Espirito Santo, potrebbe aver avuto un effetto sulel banche della periferia. Non hanno aiutato il sentiment neanche i dati sull’inflazione dell’eurozona, che a luglio ha toccato livelli che non si vedevano dal 2009, rispolverando i timori di una spirale deflattiva. Nonostante le violente vendite sui mercati, non abbiamo assistito al classico flight to quality. L’oro è finito sotto pressione a causa del forte apprezzamento del dollaro Usa, mentre lo yen non è riuscito a recuperare le perdite accusate negli ultimi giorni. Anche il Bund, l’asset rifugio per antonomasia, ha perso terreno, con il rendimento all’1,17%, lontano dai minimi storici aggiornati martedì all’1,12%. Questo ci induce a pensare che gli operatori rimangono ancora impressionati dalle figure brillanti sul Pil Usa di ieri e dalla possibilità che la Fed alzi i tassi già nei primi mesi del 2015. In quest’ottica, strategico sarà il dato di domani sui non farm payrolls che potrebbero accentuare questi timori, aggiungendo pressione al comparto azionario.