Proseguono in calo gli indici statunitensi in una seduta caratterizzata dall’incertezza. Male anche le borse europee (Milano preceduta solo da Lisbona), che hanno accelerato al ribasso sul finale in scia con il deterioramento del sentiment del mercato. Gli operatori non sembrano aver accolto bene le indicazioni arrivate da Draghi sui rischi geopolitici e sull’impatto che questi avranno sulla crescita dell’eurozona. I cali più accentuati dei listini europei rispetto a quelli Usa sono riconducibili al fatto che la “guerra delle sanzioni” tra Russia e Occidente avrà un impatto preponderante sul Vecchio Continente e sulle prospettive di utili futuri delle imprese dell’eurozona. Intanto l’avversione al rischio emersa tra gli investitori ha portato il Bund a 10 anni a limare ulteriormente i minimi storici, a 1,08%. Non sembra essere finite le vendite sul mercato e il dubbio degli investitori sulla possibilità di un rimbalzo inizia a vacillare.

Neanche le rassicurazioni di Draghi arrivate sull’intensificazione dei lavori sugli ABS (Asset Backed Security) sembrano aver sollevato gli operatori, che continuano a vedere il piano di azione della Bce troppo macchinoso e lento, non in grado di sostenere un mercato che ha fame di azioni rapide e decise.

Dagli Usa intanto continuano ad arrivare segnali incoraggianti dall’economia. Le richieste settimanali di sussidi di disoccupazione sono scese a 289 mila unità, con la media a 4 settimane scesa a 293,5 mila unità, nuovo minimo da febbraio 2006. Queste figure, sebbene non importanti come i non farm payrolls, continuano a suonare come un campanello di allarme per un possibile rialzo anticipato dei tassi di interesse.