È stata una settimana difficile anche per il Dax, che ha lasciato sul terreno sinora quasi il 5% e potrebbe mettere a segno la peggior performance dal 2012. I cali sono stati guidati da una serie di dati macroeconomici a dir poco pessimi. Il quadro non migliora se si considera che la delusione è arrivata dal settore che da sempre ha fatto da traino alla locomotiva tedesca, ovvero quello industriale. La pubblicazione di cifre così negative nella settimana successiva al meeting della Bce, dove Draghi ha lasciato intendere che il QE non sarà così immediato, ha particolarmente “depresso” gli operatori.

Secondo le stime di agosto, gli ordini all’industria tedesca hanno registrato un calo del 5,7% su base mensile (-4,1% a/a), complice soprattutto il calo della voce extra Ue (-9,9% m/m) e quella della zona euro (-5,7%). Male anche la produzione industriale, che nello stesso mese, ha registrato un tonfo del 4% m/m, dovuta per lo più a un forte rallentamento della produzione di autoveicoli (-25%). L’ennesima conferma è arrivata giovedì 10: la bilancia commerciale ad agosto ha registrato una flessione del surplus a 17,5 miliardi di euro (dai 23,4 di luglio), complice un crollo dell’export, sceso del 5,8% su base mensile. Per trovare performance mensili così negative su tutti questi dati bisogna andare indietro sino agli inizi del 2009, quando la crisi finanziaria, partita dai mutui subprime, iniziava a trasferirsi all’economia reale.

Se è vero che i dati si riferiscono a un mese che risente particolarmente delle ferie estive, è pur vero che molte delle figure sopra citate sono epurate dagli effetti stagionali. In aggiunta, non bisogna trascurare che il quadro di debolezza era emerso già in molti indicatori anticipatori, come l’indice ZEW sulla fiducia degli investitori e quello IFO sulla fiducia delle imprese tedesche, in costante declino da inizio anno. E come se non bastasse, anche il quadro prospettico non è incoraggiante. Una prova è arrivata dall’indice PMI manifatturiero di settembre, che ha mostrato un ritorno alla contrazione per la prima volta da giugno 2013, con il livello dei nuovi ordini sceso al tasso più veloce degli ultimi due anni.