In leggero ribasso gli indici statunitensi. A Wall Street il Dow Jones Industrial Average evidenzia un ribasso dello 0,25%, lo S&P500 dello 0,40% e il Nasdaq Composite dello 0,25%. Aumentano a New York le attese di un prossimo rialzo del costo del denaro da parte della Federal Reserve. Al momento siamo entrati in una fase in cui “good news are bad news” per i mercati azionari. Ovvero le buone notizie macroeconomiche della giornata (vendite al dettaglio in agosto +0,6% su base mensile, indice sulla fiducia dell’Università del Michigan salito a 84,6 punti a settembre) alzano le probabilità di un cambio di rotta da parte della FED in politica monetaria. Mancano pochi giorni dal meeting del FOMC (il braccio armato della banca centrale statunitense) che mercoledì sera comunicherà le prossime decisioni sulle strategie monetarie. Riteniamo che la Yellen (governatore della FED) utilizzerà toni meno dovish delle precedenti riunioni ma difficilmente ci saranno novità di rilievo. Manteniamo le nostre attese per un rialzo del costo del denaro nel primo trimestre 2015.

Eurodollaro poco mosso nonostante dati macro USA e parole di Draghi

Non si muove molto il cambio euro/dollaro nonostante le cifre macroeconomiche statunitensi e le dichiarazioni del governatore Mario Draghi all’Eurogruppo. Confermiamo le nostre prospettive ribassiste sul cambio. L’eventuale cedimento del supporto in area 1,2860 potrebbe creare i presupposti per una discesa verso 1,2750.

Scozia indipendente?

Settimana prossima grande appuntamento anche con il referendum sull’indipendenza della Scozia. L’entusiasmo degli indipendentisti dopo il poll di YouGov della scorsa settimana è sceso molto visto che i recenti sondaggi hanno evidenziato un vantaggio degli unionisti di 5 punti percentuali. Anche i broker di scommesse online (da William Hill a quelli meno famosi) concedono poche probabilità agli scozzesi di ottenere la tanto agognata libertà dall’egemonia inglese. Il sogno di diventare uno stato indipendente trainato dal petrolio del Mar del Nord (modello Norvegia) sembra essere scemato. Certo colpi di scena dell’ultima ora potrebbero portare turbolenze significative sui mercati. Molti analisti hanno cominciato a definire il referendum scozzese come insignificante, noi crediamo che nonostante la probabile vittoria del NO, il voto di Edinburgo potrebbe portare a nuove ondate secessioniste (ieri a Barcellona 2 milioni di persone in piazza per ottenere la legalità del referendum di novembre della Catalogna).