Prosegue il rimbalzo a Wall Street in scia con l’affievolimento delle tensioni in Ucraina. Il mercato sembra snobbare il clima di guerra nel nord dell’Iraq, dopo le news sulle uccisioni di massa circolate nei giorni scorsi. A risollevare il sentiment degli investitori sono stati anche i commenti arrivati dal vice governatore della Fed, Stanley Fischer, il quale ha dichiarato che la ripresa globale è ancora troppo deludente e questo impone una politica monetaria accomodante. Dopo una settimana di vendite come quella appena trascorsa, queste dichiarazioni sono come benzina sul fuoco. Gli investitori che stanno puntando a un recupero di borsa, non vogliono sentirsi dire altro. La mancanza di dati macro però non favorisce i volumi, che tornano ad allinearsi con la media del periodo, dopo quelli massicci della scorsa settimana.

In Italia, riprende quota sul finale il Ftse Mib dopo il vistoso rallentamento subìto a metà seduta dopo il report di Moody’s. L’agenzia di rating ha rivisto le stime di crescita dal +0,5% al -0,1% per il 2014, citando tra i fattori di rischio le tensioni politiche interne e quelle con i partner europei. Sul fronte dei conti pubblici, Moody’s ha affermato che il deficit/Pil nel biennio 2014/2015 potrebbe attestarsi al 2,7% con un elevato rischio di rialzo. In calo invece il debito/Pil che dovrebbe passare dal 136,4% di quest’anno al 135,8% il prossimo. Le raccomandazioni di Moody’s non sono un fulmine a ciel sereno. Le brutte cifre macroeconomiche rilasciate la scorsa settimana certo non dipingevano un quadro roseo per l’economia italiana. Se è vero che un rapido processo di riforme può garantire un certo afflusso di capitali dall’estero, è anche vero che la situazione congiunturale è talmente grave da richiedere misure rapide e accomodanti che solo la Bce può attivare.