Il Dipartimento del Lavoro statunitense ha comunicato che ad agosto sono stati creati 142 mila nuovi posti di lavoro, dato di gran lunga inferiore al consensus (+225 mila unità) e al dato di luglio (+212 mila unità, dato rivisto). Il tasso di disoccupazione è sceso al 6,1% dal 6,2% del mese precedente, per effetto di arrotondamenti. Rivisto al ribasso il dato di giugno (da 298 mila a 267 mila unità). Al di là del mero numero sulla variazione degli occupati, all’interno del report è risultato che il tasso di partecipazione al lavoro è rimasto vicino ai minimi da aprile, al 62,8%, mentre la crescita media dei salari nell’ultimo anno è stata del 2,1%. Troppo poco per impensierire la Federal Reserve su una possibile ripresa accelerata dell’inflazione.
Con questi numeri, il mercato può stare tranquillo che la Fed non avrà fretta ad alzare i tassi di interesse. Sebbene il ritmo di creazione di nuovi posti di lavoro in Usa nell’ultimo anno sia stato impressionante, il quadro dipinto dalla crescita dei salari mostra ancora qualche segnale di malessere. Ci sono ancora troppe persone disposte ad accettare un lavoro a qualsiasi prezzo, e questo non è indice di un mercato del lavoro in salute.
Sulla base di ciò e alla luce dell’annuncio fatto ieri dalla Bce, si apre ora una fase rialzista sui mercati destinata a durare almeno sino a fine mese. Dopo la diffusione dei dati odierni, le borse europee hanno recuperato terreno. Il Dax si è portato ai massimi di fine luglio e inizia a mettere nel mirino ora area 10 mila punti. A gettare benzina sul fuoco sui mercati oggi è anche il cessate il fuoco siglato tra Ucraina e ribelli filorussi. Viene meno un fattore di incertezza che aveva portato al crollo delle borse a fine luglio.