Il Dipartimento del Lavoro statunitense ha comunicato che a settembre sono stati creati 248 mila nuovi posti di lavoro, ben oltre le attese ferme a +215 mila unità. Il tasso di disoccupazione è sceso al 5,9% dal 6,1% del mese precedente. E’ il dato più basso da luglio 2008. Rivisti al rialzo i dati di luglio (da +212 mila a +243 mila unità) e di agosto (da +142 mila a +180 mila unità). All’interno del report è risultato che il tasso di partecipazione al lavoro è sceso ulteriormente a settembre, arrivando al 62,7%, elemento questo che vanifica i miglioramenti del tasso di disoccupazione. Il mercato, però, continua a tenere costantemente monitorato il dato sulla crescita media dei salari, che a settembre si è attestata al 2% a/a, in lieve calo rispetto ad agosto.

I numeri sulla crescita dei posti di lavoro e la crescita contenuta dei salari dovrebbero allentare le pressioni degli investitori sul possibile rialzo dei tassi di interesse della Federal Reserve. La crescita dei salari sottotono mostra che il mercato del lavoro è ancora lontano dal pieno stato di salute. Chiave saranno le minute del recente meeting della Fed, per capire quanto è forte lo scontro tra i vari membri. Nonostante le scarse pressioni sui prezzi non mettano fretta al rialzo dei tassi, potrebbero emergere indicazioni sul forte apprezzamento del dollaro che potrebbe penalizzare l’export e permettere al Paese di importare deflazione.

Dopo i dati i movimenti più interessanti hanno riguardato il biglietto verde, che ha aggiornato una serie di massimi di periodo verso le principali valute. Il cambio Eur/Usd ha rotto i minimi settimanali a 1,2570 portandosi ora a 1,2517 (nuovo minimo da settembre 2012), mentre il cable ha rotto i minimi di settembre e si è portato sotto 1,60, livello che non vedeva da quasi 11 mesi. Il Dollar Index è schizzato verso area 86,70, top da giugno 2010. Ormai è lecito attendersi un allungo verso 88,70, picchi degli ultimi 4 anni.