Luci e ombre nel report di novembre sul mondo del lavoro. Molto deludente la creazione di nuovi impieghi ma forte calo del tasso di disoccupazione. Poco impatto sulle scelte di Powell

L’US Bureau of Labor Statistics (BLS) ha comunicato che, nel mese di novembre, nei settori non agricoli, si è registrato un aumento di 210 mila nuovi posti di lavoro, dato ben peggiore rispetto alle attese del consensus (+550k nuovi impieghi). Il tasso di disoccupazione scende al 4,2%  (aspettative al 4,5%).

Riviste al rialzo le cifre dei mesi scorsi (+82 mila posti di lavoro in totale rispetto alle stime precedenti). Il dato di settembre è stato rivisto al rialzo di 67 mila unità a +379k, quello di ottobre di 15 mila unità a +546k.

Il tasso di partecipazione alla forza lavoro si è attestato al 61,8% (ancora ben lontano dai livelli di febbraio quando si attestava al 63,3%). I salari medi salgono dello 0,3% m/m (consensus +0,4%). I salari sono saliti del 4,8% a/a (consensus +5,0%).

Il numero di disoccupati che hanno dichiarato di essere in sospensione temporanea dalle attività lavorative (“temporary layoff”) sono scesi a 801k milioni di unità (-225k rispetto al mese precedente). I disoccupati che hanno perso del tutto il posto del lavoro si sono attestati a 1,9 milioni (623k in più rispetto a febbraio 2020).

Volatilità sul dollaro sui mercati valutari. Luci e ombre nel report sul lavoro che non dovrebbe influenzare le scelte della Federal Reserve

C’era tantissima attesa per le cifre macroeconomiche sul mondo del lavoro americano per cercare di avere più certezze sulle prossime mosse della Federal Reserve.  I mercati scontano ormai da qualche giorno dopo le audizioni di Powell alla commissione bancaria al Senato che la FED possa annunciare un’accelerazione del processo di tapering ovvero una maggiore  riduzione degli stimoli monetari già dalla riunione di metà dicembre (14/15 dicembre).

Il dato molto deludente sulla creazione di posti di lavoro a novembre è stato compensato dal forte calo del tasso di disoccupazione e dal rialzo del tasso di partecipazione alla forza lavoro.

Crediamo che le cifre macro di oggi non abbiano alcun impatto nelle prossime scelte della FED.

Riteniamo che, per combattere le pressioni inflazionistiche, la banca centrale statunitense si impegnerà per abbassare le aspettative di inflazione, cambiando radicalmente l’approccio in politica monetaria. Ci aspettiamo quindi che nella prossima riunione del FOMC la riduzione degli acquisti di titoli governativi possa essere maggiore rispetto alle aspettative di mercato proprio per dare un segnale forte e ridurre le aspettative di inflazione di medio periodo.

Pensiamo che la FED possa scegliere di doppiare o triplicare la velocità del processo di tapering, tagliando di 30/45 miliardi di dollari al mese l’acquisto di titoli governativi lasciandosi la possibilità di terminare il processo di tapering nei primi mesi del 2022 per avere le mani libere per un rialzo dei tassi di interesse il prima possibile se necessario (nostre attese a aprile 2022).

Filippo Diodovich (Senior Market Strategist IG Italia)