L’US Bureau of Labor Statistics (BLS) ha comunicato che, nel mese di settembre, nei settori non agricoli, si è registrato un aumento di 194 mila nuovi posti di lavoro, dato ben peggiore rispetto alle attese del consensus (+500k nuovi impieghi). Il tasso di disoccupazione scende al 4,8%  (aspettative al 5,1%).

Riviste al rialzo le cifre dei mesi scorsi (+169 mila posti di lavoro in totale rispetto alle stime precedenti). Il dato di luglio è stato rivisto al rialzo di 38 mila unità a +1091k, quello di agosto di 131 mila unità a +366k.

Il tasso di partecipazione alla forza lavoro si è attestato al 61,6% (ancora ben lontano dai livelli di febbraio quando si attestava al 63,3%).

I salari medi salgono dello 0,6% m/m (consensus +0,4%). I salari sono saliti del 4,6% a/a (consensus +4,6%).

Il numero di disoccupati che hanno dichiarato di essere in sospensione temporanea dalle attività lavorative (“temporary layoff”) sono scesi a 1,1 milioni di unità (poco mossi rispetto al mese precedente). I disoccupati che hanno perso del tutto il posto del lavoro si sono attestati a 2,3 milioni (953k in più rispetto a febbraio 2020).

Tanta volatilità sul dollaro sui mercati valutari. Per Powell qualche dubbio in più sulle tempistiche di intervento per normalizzare la politica monetaria

C’era tantissima attesa per le cifre macroeconomiche sul mondo del lavoro americano per cercare di avere più certezze sulle prossime mosse della Federal Reserve.  I mercati scontano ormai da qualche settimana che la FED possa annunciare il processo di tapering ovvero di riduzione degli stimoli monetari già dalla riunione di inizio novembre.

Il dato molto deludente sulla creazione di posti di lavoro a settembre ha tuttavia aumentato i dubbi sulle tempistiche di intervento.

La nostra view rimane che l’intervento della FED sia assolutamente necessario. Non è più possibile aspettare. L’aumento della crescita dei salari evidenziato nel report sul mondo del lavoro incrementa le possibilità che le pressioni inflazionistiche possano assumere un carattere di persistenza e non essere temporanee come affermato dai banchieri centrali statunitensi. 

Crediamo che Jerome Powell possa avere ancora qualche dubbio con la deludente crescita dei nuovi impieghi ma una inflazione non controllata è un problema ben peggiore.

Pensiamo che la FED possa annunciare l’inizio del processo di tapering nel meeting del FOMC di novembre. Riteniamo che gli acquisti di Treasuries e MBS saranno ridotti in modo graduale. Per il rialzo dei tassi d’interesse le nostre previsioni rimangono ancora a metà 2022.

Sui mercati abbiamo assistito a tanta volatilità sul dollaro. Prima forti vendite poi un ritorno degli acquisti.