L'US Bureau of Labor Statistics ha comunicato che, nel mese di luglio, sono stati creati 209 mila nuovi posti di lavoro, dato inferiore alle aspettative del consensus (+230k). Il tasso di disoccupazione è salito al 6,2% dal 6,1% del mese precedente.
E' la prima volta dal 1997 che gli Stati Uniti sono riusciti a evidenziare per sei mesi consecutivi una crescita dei nuovi impieghi superiore alle 200 mila unità.

Molto ridotte le revisioni delle cifre dei mesi precedenti (maggio rivisto al rialzo dal +224k a +229k, giugno da +288k a +298k). Poco mossi anche i tassi di disoccupazione dei vari gruppi, giovani (20,2%), donne (5,7%), uomini (5,7%), asiatici (4,5%), ispanici (7,8%).
​ ​
Buono il contributo di creazione di posti di lavoro del settore dei servizi (+47k), del comparto manifatturiero (+28k) e del settore delle costruzioni (+22k).

Dopo la pubblicazione delle cifre macroeconomiche la reazione dei mercati è stata abbastanza modesta. I principali indici azionari statunitensi hanno mostrato un leggero rialzo (DJ IA e S&P500). Il cambio euro/dollaro ha evidenziato un discreto spike rialzista all'uscita del dato (+42 pips da 1,3392 a 1,3434) ma è poi tornato vicino ai valori pre-dato (1,3390).

Le cifre sui non farm payrolls non hanno modificato le nostre aspettative sulle prossime strategie monetarie della FED. Diminuiscono le argomentazioni per i membri hawkish della commissione operativa della banca centrale del paese a stelle e strisce per accelerare le exit strategy. Il leggero rallentamento nel ritmo di crescita dei nuovi posti di lavoro aumenta il potere del governatore della FED, Janet Yellen, che cercherà di imporsi per procedere con un graduale cambio di rotta in politica monetaria. Manteniamo così inalterate le nostre prospettive sulle strategie della FED ovvero un termine del tapering in autunno e un rialzo del costo del denaro nel primo semestre 2015.