Lo US Bureau of Labor Statistics (BLS) ha comunicato che nel mese di gennaio sono stati creati 304 mila nuovi posti di lavoro nei settori non agricoli statunitensi, un dato di gran lunga superiore alle aspettative (ferme a 158.000 unità). Nonostante tutto, il tasso di disoccupazione è salito al 4% dal 3,9% di dicembre, complice in parte il rialzo del tasso di partecipazione (passato al 63,2%, massimi dal 2014) e in parte lo shutdown che ha interessato le attività governative per l’intero mese. Le revisioni dei mesi precedenti hanno visto il dato di novembre passare a 196.000 unità (da 176.000), mentre quello di dicembre è crollato a 222.000 unità (da 312.000 mila). Nel complesso le revisioni hanno ridotto di 70 mila posti di lavoro i dati dei due mesi precedenti. La crescita dei salari, sempre a gennaio è rimasta al 3,2% a/a.

Le figure di gennaio, sorprendenti al primo sguardo, vengono ridimensionate dalla pesante revisione del dato di dicembre. Non è ancora ben chiaro l’effetto dovuto allo shutdown, pertanto anche i dati di gennaio potrebbero essere distorti. Ci aspettiamo ancora revisioni nei prossimi mesi. Al di là di tutto, l’economia statunitense continua a rimanere forte. Per ora non emergono ancora segnali tangibili dovuti alla revisione al ribasso degli outlook di molte grandi aziende Usa, che potrebbero tradursi presto in licenziamenti. Insomma, le cose potrebbero cambiare nei prossimi mesi, soprattutto se lo stallo tra Cina e Usa sul fronte commerciale dovesse protrarsi.

I dati non cambiano di molto neanche il quadro Fed, almeno nel breve, posto che si andrà verso una pausa nel rialzo dei tassi almeno fino all’estate.