L’US Bureau of Labor Statistics (BLS) ha comunicato che, nel mese di febbraio, nei settori non agricoli, si è registrato un aumento di 678 mila nuovi posti di lavoro, dato ben migliore rispetto alle attese del consensus (+440k nuovi impieghi). Il tasso di disoccupazione scende al 3,8%  (aspettative al 3,9%).

Riviste al rialzo le cifre dei mesi scorsi (+92 mila posti di lavoro in totale rispetto alle stime precedenti). Il dato di dicembre è stato rivisto al rialzo di 78 mila unità a +588k, quello di gennaio di 14 mila unità a +481k.

Il tasso di partecipazione alla forza lavoro si è attestato al 62,3% (ancora ben lontano dai livelli di febbraio quando si attestava al 63,3%). I salari medi non salgono su base mensile (consensus +0,5%). I salari sono saliti del 5,1% a/a (consensus +5,8%).

Il numero di disoccupati che hanno dichiarato di essere in sospensione temporanea dalle attività lavorative (“temporary layoff”) si sono attestati a 888k di unità (in discesa rispetto al mese precedente). I disoccupati che hanno perso del tutto il posto del lavoro si sono attestati a 1,6 milioni.

Dollaro si rafforza leggermente sui mercati valutari. Poco impatto su azionario USA. FED pronta a rialzare i tassi di interesse a marzo di 25bps

Attesa tiepida per le cifre macroeconomiche sul mondo del lavoro americano dopo le parole di Powell al Congresso che sembrano avere dato almeno nel breve periodo un sentiero predeterminato da seguire per la banca centrale statunitense. Nella riunione della commissione operativa della Fed, il FOMC, che si terrà il 15/16 marzo, è ampiamente scontato che saranno alzati i tassi di interesse di 25 punti base dal range 0-0,25% al nuovo range 0,25%-0,50%. Discorso ben diverso nel medio periodo quando i banchieri centrali dovranno valutare con più dati a disposizione gli effetti della crisi ucraina sulle pressioni inflazionistiche. Powell ha ribadito che in caso di pressioni inflazionistiche su livelli considerati non tollerabili il FOMC potrebbe agire anche con aumenti più sostanziosi nelle prossime riunioni (50 basis points). Powell e la Federal Reserve porteranno avanti quindi un piano flessibile con interventi più aggressivi in caso di necessità. Discorso ben diverso invece per la BCE che nonostante le pressioni inflazionistiche ha, a nostro avviso, le mani legati, e nella riunione del 10 marzo sarà ancora una volta ultra-accomodante. Ci aspettiamo un eurodollaro che possa raggiungere nelle prossime settimane il target di 1,08 in caso di un insuccesso nelle trattative di pace.

Commento a cura di Filippo Diodovich, Senior Market Strategist IG Italia