Dal 6 settembre 2011 la Swiss National Bank ha deciso di porre un limite all’apprezzamento della propria valuta rispetto al debole euro. I vertici della banca svizzera hanno, infatti, scelto di difendere la soglia di 1,20 per il cambio euro/franco svizzero. Tuttavia la recente nuova debolezza della moneta unica, legata alle aspettative di una politica monetaria sempre più accomodante da parte della Banca Centrale Europea, hanno portato il cambio ad avvicinarsi negli ultimi giorni nuovamente alla quota di 1,20 (il 19 novembre minimo intraday a 1,2009).

E’ un piano costoso e ambizioso quello portato avanti dalla SNB ma che - al momento - ha sempre funzionato alla perfezione. Tuttavia a rovinare i giochi monetari dell’istituto centrale di Zurigo è arrivato il referendum sull’oro (“Save our swiss gold”). A fine mese, infatti, i cittadini svizzeri dovranno votare un referendum che, in caso di vittoria, prevede che la SNB debba aumentare le proprie riserve in oro dal 7,8% del totale delle attività fino a un minimo del 20%.

Chiaramente se il 30 novembre dovesse prevalere il “SI” la SNB si troverebbe ad avere meno risorse per promuovere le proprie strategie monetarie. Lo stesso governatore della banca centrale, Thomas Jordan, ha allertato dei forti rischi in caso di successo del SI. La SNB avrebbe a disposizione meno mezzi per difendere la stabilità dei prezzi. Un apprezzamento del franco svizzero rispetto alla moneta unica comporterebbe un marcato peggioramento della bilancia commerciale (Eurolandia è il principale partner commerciale della Svizzera) e un forte incremento dei rischi di deflazione.

Riteniamo che, nei prossimi mesi, il cambio EURCHF tornerà a bussare alla porta della SNB per difendere il cap di 1,20 e intervenire sul mercato. Le nostre aspettative, infatti, sull’andamento dell’euro rimangono ribassiste soprattutto dopo i recenti dati sugli indici preliminari PMI di Germania e Francia che hanno mostrato una forte debolezza del paese transalpino (attività economiche in calo per il settimo mese consecutivo) ma anche un marcato rallentamento dell’espansione economica nel paese tedesco (minimi da luglio 2013). Il governatore della BCE, Mario Draghi, sembra essersi convinto che bisogna accelerare le misure non convenzionali per sostenere la liquidità e migliorare le condizioni nel mercato del credito. Draghi dovrà ancora convincere il governatore della Bundesbank, Jens Weidmann, ma il lancio di un piano di quantitative/credit easing non è mai stato così vicino.