La Germania è sempre stata l’economia guida del Vecchio Continente. Anche nel lungo periodo di crisi finanziaria post-Lehmann il paese tedesco, condotto ormai da parecchio tempo dalla “cancelliera” Angela Merkel, è stato ammirato come modello da seguire per uscire dalle difficoltà. Tuttavia, la locomotiva tedesca, recentemente, ha cominciato a deragliare, seguendo il pessimo andamento delle altre economie.

L’indice IFO, fiducia delle imprese, ha evidenziato, nel mese di agosto, il quarto calo consecutivo e si è attestato a un nuovo minimo dal luglio 2013 di 106,3 punti (108 punti in luglio). L’indice sulla fiducia dei consumatori calcolato da GFK ha mostrato nel mese di settembre un calo da 8,9 a 8,6 punti. E’ la prima volta, dopo quasi un anno e mezzo, che l’indice sul sentiment dei consumatori registra una flessione. I deludenti dati sulla fiducia non portano quindi a essere ottimisti sull’andamento del PIL del 3° trimestre che dovrebbe risultare poco migliore rispetto a quello dei mesi precedento. Esaminando proprio la crescita del PIL ci accorgiamo del rallentamento dell’economia tedesca (PIL 1T +2,2% a/a, PIL 2T +1,3% a/a).

Sull’economia di Berlino pesa notevolmente la crisi in Ucraina. Le imprese tedesche hanno da parecchio tempo deciso di espandersi nell’Europa dell’Est e il peggioramento dei rapporti Ucraina-Russia (notizie dell’ultima ora raccontano di un’invasione di carri blindati russi nelle regioni di Donetsk) ha comportato una forte riduzione (corrente e attesa) dei fatturati.

E’ tutto nero? I mercati stanno crollando? Assolutamente no, anzi è vero il contrario. Il Dax (principale indice della Borsa di Francoforte) è tornato a reagire dai minimi di agosto a 8900 circa e ha segnato, qualche seduta fa, un nuovo massimo delle ultime quattro settimane (toccando quota 9600 punti). Dopo il discorso del presidente della BCE, Mario Draghi, a Jackson Hole nel Wyoming sono aumentate, infatti, le aspettative di nuove manovre espansive (stimoli monetari) da parte dell’istituto centrale di Eurolandia.